Djemila, antica città romana

Le rovine della città romana

La città, soprattutto quella più antica ospitata sull'estrema punta settentrionale dello sperone, si sviluppa infatti quasi tutta latitudinalmente sul lato orientale del lungo cardo in discesa, e anche il breve decumano si sviluppa solo verso est. Il contesto ambientale circostante, rimasto essenzialmente agricolo e pastorale tanto che non è raro incontrare mandrie di pecore e capre anche in mezzo alle rovine, appare estremamente suggestivo: due corsi d'acqua nei fondovalle sottostanti, campi coltivati ai lati, macchie di foresta qua e là, qualche calanco d'erosione e sullo sfondo una montagna di scisti neri, il tutto in un silenzio ovattato che invita alla riflessione e fà rimbombare i passi sull'antico selciato.

Tempio dei Severi

La visita al sito archeologico

La visita inizia dal museo, piccolo e polveroso, ma adorno sulle pareti di enormi e straordinari mosaici, veri capolavori dell'arte musiva romana, i quali da soli giustificherebbero un viaggio fino a queste contrade. Nel giardino esterno si possono ammirare statue, capitelli, colonne, anfore, epigrafi, bassorilievi e pietre tombali.

Si accede alla città dall'estremo sud, nel punto più alto, percorrendo in discesa il lungo cardo massimo. A destra si sviluppa il grande quartiere cristiano, in posizione panoramica, con numerose chiese ad abside, due vaste basiliche e un battistero con cupola intatta, fonte battesimale e mosaici bizantineggianti. Sulla sinistra sorgono invece quartieri residenziali, tra cui la cosiddetta Casa di Bacco, un'elegante villa ad impianto tradizionale. A sinistra ancora, ma più in basso, si trova l'ampio complesso delle terme, realizzato nel 183 dall'imperatore Comodo, dove non poche sale conservano intatte le volte originarie.

Dopo una graziosa fontana si sbuca nel monumentale Foro meridionale, detto anche piazza dei Severi, cuore ed epicentro della città, punto focale della vita di ieri e delle visite di oggi. Procedendo in senso orario da sinistra si ammirano il grande arco di trionfo, adorno di colonne e di nicchie che un tempo ospitavano statue, innalzato nel 216 in onore dell'imperatore Caracalla, figlio di Settimio Severo, e pressoché intatto, che nel 1839 il duca d'Orleans voleva trasportare a Parigi, con alle spalle il mercato delle stoffe e le latrine.

Tempio SeveriFontana

Oltre le mura della città vecchia, ingentilite da un porticato con statue, e la porta di Cirta, ecco lo spettacolare tempio costruito nel 229 dall'imperatore Settimio Severo, dedicato a Marte patrono della città, fiancheggiato da due file di 14 colonne corinzie alte 10 metri e con altre 6 davanti al pronao, a cui si accede attraverso due gradinate, e tuttora in buono stato. A fianco sorgeva la basilica giudiziaria.

Una breve strada che parte dalla porta di Cirta conduce al teatro, capace di 2.500 posti, mirabilmente impiantato su un'insenatura naturale del rilievo; con la sua scena ancora quasi intatta costituisce un manufatto di grande suggestione, anche per lo splendido panorama bucolico sui monti circostanti.
Proseguendo dalla piazza dei Severi lungo il cardo porticato si incontrano a sinistra i resti di una basilica cristiana, mentre a destra quelli della ricca villa di Castorius e, più oltre, il tempio di Venere Genitrix, a sei colonne corinzie, uno dei pochissimi in Africa dedicati a questa divinità.

Superata l'antica porta sud, all'incrocio con il decumano si entra nel nucleo della città più vecchia, raccolta attorno al grande foro (44x48 metri) affiancato da una basilica civica, dalla Curia e dal mercato porticato di Cosinius, assai ben conservato, dove sono ancora riconoscibili diciotto botteghe disposte sui quattro lati e con al centro una fontana poligonale coperta da una cupola; curiosa la presenza di alcuni banchi di vendita e di un ponderarium, una tavola di misura con varie capacità. All'estremo limite nord il Campidoglio, le terme e la cosiddetta Casa d'Europa, un edificio privato a pianta greco-romana. La città disponeva ovviamente anche di un bordello: per localizzarlo basta individuare sul portale d'ingresso un simbolo scolpito che non lascia dubbi sulla destinazione dell'edificio.

Poche altre città come Djemila sono in grado di offrire una così perfetta visione d'insieme su un agglomerato urbano romano, in un contesto naturale altamente suggestivo rimasto totalmente integro. Non a caso dal 1982 è stata inserita dall'Unesco nella lista del Patrimonio dell'Umanità. Anche lo scrittore algerino Albert Camus, premio Nobel per la letteratura nel 1957, ne rimase affascinato e le dedicò uno scritto, "Il vento di Djemila", 1937.

Teatro romano

Informazioni turistiche

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