Granada: l'Alhambra, città palazzo dei Sultani spagnoli
Entrare nell’Alhambra - la città-palazzo posta sulla rossa collina della Sabina, a Granada - significa immergersi nel sogno arabo del medioevo spagnolo. Il sogno di Yusuf I e Muhammad V, principali artefici del monumento, che si interseca, nella tipica commistione di stili che caratterizza tante città dell'Andalusia, con i tanti interventi cristiani che, fortunatamente, non hanno compromesso la grandiosità dell’opera dei Sultani spagnoli. L’Alhambra non è però un singolo monumento, ma un complesso esteso, per la cui visita occorre predisporre un’intera giornata, che si può dividere in tre aree principali: l’Alcazaba, i Palazzi Nasridi e il Generalife.
Testo di Cristiano Pinotti - foto di Angelo Fanzini e Alessandro Aramini

L’Alcazaba
La Puerta de la Justicia costituisce il maestoso ingresso all’Alhambra e immediatamente lascia presagire la meraviglia custodita da questo patrimonio dell’umanità, visitato annualmente da oltre due milioni di turisti. Una seconda porta, quella del Vino, dischiude lo sguardo verso la zona militare, l’Alcazaba.
Qui si susseguono una serie di torri: la Torre dell’Omaggio, quella della Vela, la Torre Spezzata, la Torre della Sultana, la Torre della polvere da sparo, infine la Torre delle Armi, collegate tra loro da una poderosa cinta muraria, un tempo separata dalla Medina (la città) da un ampio burrone, colmato in epoca cristiana. Il complesso militare, prospiciente alla Torre della Vela, presenta il cosiddetto Baluardo, sorta di terrapieno fortificato, costruito dai principi Nasridi al fine di piazzare adeguatamente i pezzi d’artiglieria.

I Palazzi Nasridi
La Casa Reale Antica, come venne definita all’epoca dell’imperatore
Carlo V, comprende i nuclei più importanti e affascinanti dell’Alhambra:
i Palazzi Nasridi comprendenti i Mexuar,
Comares e Patio de los Leones.
L’ingresso a questo complesso avviene dal Mexuar.
Da qui in avanti, ad ogni passo, uno scorcio rapisce lo sguardo, il naso
è sempre all’insù per ammirare soffitti, capitelli,
decorazioni, archi… in un crescendo continuo di emozioni. La Sala
del Mexuar, probabilmente la parte più antica dell’alcazar
reale, era la sede del Tribunale Reale che si riuniva nel riquadro formato
da quattro colonne ornate da capitelli policromi.
Bellissimo lo zoccolo di piastrellatura moresca in cui si alternano i blasoni della dinastia Nasride, quelli del Cardinale Mendoza e il simbolo imperiale dell’aquila bicefala. In fondo alla sala si apre l’Oratorio del Mexuar con l’immancabile nicchia decorata, il Mihrab, che indica la direzione della Mecca.

Il cortile del Mexuar, con la sua fontana in marmo bianco, immette poi nella Stanza Dorata, area in cui i visitatori attendevano prima di entrare a palazzo. Il soffitto, decorato con motivi gotici, è opera dei Re cattolici. Oltre la Stanza Dorata si apre il Cortile di Machuca, che prende il nome dall’architetto che progettò il palazzo di Carlo V.
Dopo una larga gradinata con tre scalini in marmo bianco si eleva la Fachada de Comares, sovrastata da una raffinata gronda in legno, dalla cui porta di sinistra si raggiunge il Patio de los Arrayeanes, nell’area Comares. Il Cortile dei mirti (arrayan) costituiva il centro dell’attività politica e diplomatica.

La sua vista lascia letteralmente senza fiato: la mole della Torre di Comares si riflette nell’immensa piscina, che pare magicamente sostenere le colonne sospese sull’acqua. Voluta da Muhammad V, la Galleria sud, con i suoi capitelli mocarabes alternati a capitelli cubici e a decorazioni in gesso e legno del portico a tre piani, chiude questo cortile di estasiante semplicità. Analoga per struttura e bellezza è poi la Galleria nord da cui si raggiunge la Sala della Barca.
Questa introduce al Salone del trono dove esplode la magnificenza della corte tra vetrate policrome, mosaici, zoccoli dai colori vivaci e un soffitto composto da 8.017 pezzi con rilievi sovrapposti di legno di cedro, affascinante rappresentazione dell’escatologia islamica in cui la terra è sormontata da sette cieli concentrici sovrapposti. La nicchia centrale del lato nord costituiva il trono.

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