La provincia di Arezzo: le vie dell'uomo
La via della Fede
Il centro Italia è una “culla della Fede”. Le testimonianze sono ovunque grandiose, tanto da lasciare a bocca aperta. Poi ci sono luoghi che non solo stupiscono per la loro estetica, ma ancora oggi, riescono a infondere un tarlo che con le sue minuscole mandibole rode l’anima, insinua dubbi e punti di domanda: l’unico segno di interpunzione che lascia spazio a una riflessione libera, scevra di tutti quei substrati culturali che, negli anni, si vanno sedimentando. Spunti di questo tipo, in terra d’Arezzo, ce ne sono diversi, ma alcuni, per particolari e reconditi significati e per il canto che emanano le pietre, ci sono sembrati più appropriati per la nostra, personalissima “Via della Fede”.



L'Abbazia di Farneta
All’estremo sud della provincia, in piena Valdichiana, in aperta campagna, tra Cortona e Foiano della Chiana, sorge la medioevale Abbazia di Farneta. Un tempo potentissimo, del grande complesso monastico, ora non c’è che una chiesa, esternamente piuttosto anonima, ma che nelle sue viscere nasconde una poderosa cripta di chiaro impianto medioevale e che una suggestiva, quanto scarna illuminazione, permette di cogliere in tutto il suo profondo significato religioso.
Ci spostiamo nei pressi di Pratovecchio, per percorrere una piccola strada secondaria e raggiungere la Pieve di Romena, un autentico gioiello della campagna casentinese. Le sue forme riportano al XII secolo con l’abside, particolarmente aggraziato, ingentilito da due bifore e una trifora. L’intero complesso, di poderoso impianto romanico, fu costruito su un precedente edificio triabsidato. Di eccezionale valore i capitelli che sorreggono l’impianto basilicale.
L'Eremo di Camaldoli
Poco più a nord ecco Camaldoli, piccolo eremo di mistica tensione, avvolto dall’abbraccio degli abeti. Fondato nel 1012 da San Romualdo, riformatore delle regola benedettina, l’eremo è concepibile unicamente collegato alla sua foresta, infatti la ferrea disciplina eremitica era strettamente collegata alla cura e alla crescita degli abeti del bosco. Molte parti dell’eremo non sono visitabili – Camaldoli è un luogo di preghiera e non una località turistica – ma la chiesa del Salvatore, l’Aula capitolare e la cella di San Romualdo (l’unica accessibile), se osservati con il dovuto silenzio, consentono di percepire, almeno in parte, i perché delle scelte monastiche.
La Verna
Verso l’Umbria, a oltre 1.100 metri d’altitudine, sostiamo
su un “crudo sasso intra Tevero e Arno” (Dante, Paradiso,
XI, 106): La Verna, un luogo che la
severità della lingua dantesca cataloga come aspro e solitario,
e dove il Santo di Assisi ricevette l’ultimo sigillo (le Stimmate)
della sua sposa, la Povertà.
Per capire La Verna, infatti, più che ai dipinti di Giotto, è
meglio rifarsi al panegirico che Dante fa pronunciare a San Tommaso, nel
suo splendido XI canto del Paradiso.
Per raccontare Francesco sono stati versati fiumi di inchiostro, metri di pellicola cinematografica, sono state affrescate intere chiese, ma niente è più efficace delle parole di Dante, di quei 75 versi che ne narrano la vita. Le pietre de La Verna non parlano, infatti, con la soavità delle terrecotte invetriate di Andrea della Robbia che adornano la Chiesa Maggiore e quella di Santa Maria degli Angeli, ma usano tutta la forza dantesca per diffondere, dopo quasi ottocento anni, un messaggio talmente rivoluzionario da essere esorcizzato a colpi di miracoli.
Come il Don Abbondio manzoniano, conviene bighellonare tra i sassi de La Verna, con l’indice della mano destra inserito tra le pagine dell’ultima cantica dantesca e, di volta in volta, leggere una terzina, magari al cospetto di quell’alta croce in semplice legno, che sembra scaturire direttamente da una roccia di duro monte calcareo.



Il Casentino: su tutto la Natura
Percorsi importanti sui quali ha vegliato la mano della natura che, specialmente in alcune aree del Casentino, emerge in tutta la sua vitale esplosione. È il caso del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, all’estremo nord della provincia che, sotto il bonario sguardo del Falterona, segna il crinale appenninico con un susseguirsi ininterrotto di foreste di faggi e abeti, primi rappresentanti di una biodiversità unica in tutto l’Appennino settentrionale. All’interno del parco trova spazio la Foresta di Camaldoli.
Informazioni turistiche
- APT Arezzo Agenzia per il turismo: www.apt.arezzo.it
- Comunità Monastica di Camaldoli: www.camaldoli.it
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