Arizona e Utah, i grandi parchi nazionali dell’Indian Country
Petrified Forest National Park e Painted Desert
La foresta pietrificata, ma ancor più il Painted Desert, sono un tributo alla tavolozza della natura. La magia del colore trova qui la sua massima espressione, e poco importa la natura scientifica del fenomeno (i colori sono essenzialmente dovuti a processi di ossidazione dei minerali e all’accumulo di sostanze organiche), quello che conta è la sensazione che si prova osservando pietre che trasmettono emozioni e ci fanno rivivere, attraverso lo sguardo di Medusa, in una foresta subtropicale, strappata ai millenni della Terra. Quest’area assume notevole importanza storica per la presenza di antichi insediamenti della popolazione Hopi.

Navajo e Hopi: Native Americans
Navajo, il “Popolo della terra”, attualmente rappresenta la popolazione indiana numericamente più importante di tutti gli Stati Uniti (circa 200.000 persone). Seminomadi, giunsero in quest’area provenienti dall'attuale Canada attorno al 1500 e attraverso il contatto con le popolazioni stanziali appresero i segreti della coltivazione dei campi e le abilità artigianali tipiche dei pueblos. Gli antichi costumi, tramandati oralmente, rivivono oggi in norme e cerimonie, nei pow wow (raduni) e nelle Danze del sole, a lungo osteggiate dal governo statunitense.
Quella Hopi - il cui nome pare derivare dal termine “Moki”, gente di pace – è l’etnia che meglio ha saputo preservare i propri costumi. Da oltre mille anni gli Hopi vivono sugli altopiani dell’Arizona e le loro tradizioni traggono nutrimento da questa cultura antica, che affonda le proprie radici in una profonda spiritualità, che rivive in cerimonie dai nomi suggestivi. Attualmente sono circa 10.000 gli Hopi che vivono in villaggi inseriti nella grande Riserva Navajo.
La riserva che li ospita, comprendente il Canyon de Chelly e la Monument Valley, è un territorio piuttosto arido, la cui unica ricchezza si trova nel sottosuolo sotto forma di petrolio, gas e carbone, di cui beneficiano solo le grandi aziende estrattive. La vista di disoccupati e alcolisti è uno spettacolo, purtroppo, abituale.
Canyon de Chelly e Monument Valley
Una gola profonda oltre 300 metri, rosse pareti di roccia, guglie di pietra che si innalzano tra le leggende del popolo Navajo. Questo è il Canyon de Chelly National Monument , punteggiato da siti archeologici, abitazioni rupestri e avvolto da un’atmosfera, che non è improprio definire mistica. Per i Navajo il canyon assume poi un’importanza storica assoluta. Proprio in questa gola i Navajo subirono la loro più grande disfatta militare: nel 1863 le truppe del generale Carleton distrussero coltivazioni, villaggi e bestiame, e presero prigionieri oltre 6.000 Navajo, che furono costretti alla “Long Walk”, la lunga marcia che, non senza un pesante contributo di sangue, li portò fino a Bosque Redondo, in New Mexico, a quasi 400 miglia di distanza. Solo nel 1868 i Navajo poterono far ritorno in quella terra che è ora la loro riserva.
Ancora una volta è la roccia l’assoluta protagonista della Monument Valley Navajo Tribal Park, questo arido paesaggio compreso tra Utah e Arizona. “Butte” e totem di pietra, che nelle suggestive ore dell’alba o del tramonto si infiammano in tonalità dal rosso al viola, si innalzano nel cielo sino a 600 metri di altezza, per formare uno dei più tipici e fotografati paesaggi di tutti gli Stati Uniti.
Utah: Arches Park e Canyonlands
Se l’arco a tutto sesto è una caratteristica architettonica romana e quello a sesto acuto definisce la concezione medioevale, l’Arches National Park illustra le infinite capacità della natura di disegnare archi con la sua materia prima preferita: la pietra. Assestamenti tettonici in collaborazione con vento, pioggia e sbalzi termici hanno eretto spettacolari archi rocciosi di arenaria rossa, che fanno di questo parco uno spettacolo di assoluta e impedibile bellezza.
Il più vasto, arido e selvaggio parco dello Utah, in cui il fiume
Colorado e il suo affluente Green River si sono divertiti a scavare la
roccia. Archi, pinnacoli, guglie, crateri, altopiani, labirinti rocciosi…
Canyonlands, benché il nome ammicchi
a un parco dei divertimenti di ultima generazione, è la Terra al
suo stato primordiale, quasi priva di vegetazione, ma capace di ospitare
coyote, volpi, sauri e serpenti. E dove le forze della Terra non sono
state sufficienti ecco intervenire anche la mano extraterrestre: l’Upheaval
Dome è infatti un cratere, profondo 300 metri, creato dalla caduta
di un meteorite. Infine l’impronta umana: eccezionali disegni rupestri
che raccontano, sulla Newspaper Rock, la vita quotidiana di Anasazi, Fremont,
Paiute e Navajo, attraverso impronte, animali, uomini, scene di caccia.
