Bijagos, arcipelago tropicale fuori dal tempo
Le principali attività della popolazione
Non praticano, se non marginalmente, né l’agricoltura né l’allevamento, in quanto i pesci e i molluschi del mare da una parte, gli animali e la frutta della foresta dall’altra, risolvono egregiamente ogni loro problema alimentare senza doversi impegnare più di tanto, limitandosi a costruire in proprio – come nella preistoria – i pochi oggetti essenziali all’uso quotidiano. In piccoli orti coltivano fagioli, miglio, patate dolci e pistacchi, riso durante la stagione delle piogge, da giugno ad ottobre; ricavano olio per condimento dalla palma. In compenso sono ottimi produttori di miele.

Una delle loro peculiarità artigianali è la produzione di statue e maschere in legno duro, assai ricercate dai collezionisti. Non conoscono la tessitura e il danaro è comparso di recente, basando fino ad ora le loro poche acquisizioni esterne sul baratto. Gli unici segni tangibili della civiltà sono rappresentati da qualche recipiente di plastica, più versatile e longevo di quelli di terracotta da loro prodotti, e da sdrucite magliette ricevute chissà come. La maggior parte del tempo viene pertanto dedicata al riposo, ai riti magici, alla cura dei figli, alle relazioni sociali e intime. Occorre davvero una certa dose di superficialità per definirli selvaggi e ritenere i nostri modelli di vita superiori ai loro.
Parco naturale nell'Atlantico
La presenza discreta dell’uomo, che non ha modificato in alcun modo l’ambiente spontaneo originale, ne fa un’eccezionale parco naturale ricco di lussureggiante vegetazione e di uccelli terrestri e marini, richiamati dall’abbondanza di pesce in questo tratto dell’oceano Atlantico. Tra gli animali di grossa taglia spiccano le tartarughe marine, che vi trovano un ambiente ideale per la deposizione delle uova su spiagge deserte, scimmie, coccodrilli e qualche residuo esemplare di ippopotamo, qui (unico posto al mondo) costretti a vivere nelle acque salate di mare e canali anziché in fiumi e laghi di acqua dolce come i loro fratelli africani.
Evidentemente si tratta di un’antica popolazione residua, risalente all’epoca in cui l’arcipelago si separò dal continente, che per poter sopravvivere si è dovuta adattare all’acqua salata. Fa comunque una certa impressione vedere gli ippopotami nuotare in mezzo ai delfini. Le coste, prive di porti naturali, alternano grovigli inestricabili di radici aeree di mangrovie ad immense e deserte spiagge di sabbia bianca o ocra. La benefica influenza degli Alisei tempera il normale clima equatoriale caldo umido, consentendo dalla fine dell’autunno alla primavera inoltrata una piacevole temperatura secca.
Di recente il governo ha deciso di tutelare alcune isole, facendone aree protette. Sono così sorti il parco di Chacheu per proteggere le foreste di mangrovie, il parco di Orango per salvaguardare palmeti, tartarughe, ippopotami e coccodrilli, e il parco di Cantanhez a tutela di scimmie, scimpanzé e uccelli, mentre l’Unesco ha deciso di fare delle Bijagos una riserva della biosfera.



Informazioni turistiche
Ovviamente in un simile contesto primordiale, dove mancano luce elettrica, acqua e telefono, non c’è spazio per insediamenti turistici e per visitare l’arcipelago bisogna pertanto possedere una buona dose di spirito di adattamento. La soluzione migliore risiede nel fare base nell’isola di Bubaque, dove grazie alla presenza di una residenza presidenziale esistono anche un paio di alberghetti, oppure in quella di Maio, dove un imprenditore italiano ha creato un piccolo villaggio di bungalow, e da queste organizzare escursioni di uno o più giorni in barca alle diverse isole.
Un ultimo possibile retaggio dei tempi eroici dell’esplorazione africana alla Livingstone. Si potrà così scoprire un vero eden naturalistico incontaminato e, soprattutto, un mondo umano incredibile per la sua unicità, che si stenta a credere possa ancora esistere. Ma occorre fare presto, prima che i cosiddetti progresso e civiltà arrivino anche qui a cambiare tutto.
Tra i pochissimi ad organizzare viaggi alle isole Bijagos troviamo da quest’anno il tour operator milanese “I Viaggi di Maurizio Levi” (tel.02 34 93 45 28, www.deserti-viaggilevi.it), il quale nel proprio catalogo “Deserti” propone una spedizione di 16 giorni che oltre all’arcipelago, visitato in catamarano, tocca le savane del massiccio del Fouta Djalon e le fitte foreste nel sud della Guinea, una delle aree più integre e meno conosciute dell’Africa nera in quanto interdette agli stranieri fino a pochi anni fa. Partenze con voli di linea da Milano e Roma, quote da 2.950 euro in pensione completa.
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