Calabria, la Riviera dei Gelsomini

Tra Punta Stilo e Capo Spartivento si stende un tratto di costa calabrese che guarda al mar Jonio, con le spalle coperte da colline argillo-marmose e verdi terrazze ricche di agrumeti e ulivi che degradano fino al cuore montano costituito dal Parco Nazionale dell'Aspromonte. E' una striscia di terra che comprende 42 comuni, battezzata con il nome di un fiore, tipico del paesaggio dell'alto Jonio calabrese, eppure poco conosciuta al turismo di massa, certo avvezzo a comodità qui ancora per lo più assenti.

Testo e foto a cura della redazione

Costa jonica

Ma chi decide di approdare nella Riviera lo fa, o almeno dovrebbe, aspirando a un tipo di vacanza semplice, addirittura rurale, che confida nella bellezza di luoghi ancora intatti, intrisi di storia, leggenda e tradizioni vivissime.

La Calabria Jonica: culla di civiltà

L'antica Magna Grecia è un fazzoletto di terra che carezza lo spirito del viaggiatore interessato ad immergersi in una realtà lontana dal clamore estivo di centri balneari iper affollati, apprezzando una natura premiata più volte con riconoscimenti ufficiali (Bandiera Blu, “La più bella sei tu” di Legambiente ad esempio), che ha nell'azzurro di un mitologico limpido mare e nelle interminabili distese bianco-gialle di sabbia vellutata, inconsistente, così desertica da sembrare Africa, le tonalità predominanti.

In questo Sud del Sud d'Italia dove fiorì la più grande civiltà dell'era antica, si concentrano vivide testimonianze del passato legato alle origine greco-romane: dagli scavi archeologici di Locri Epizephiri e di Kauolon (Caulonia) nei pressi di Monasterace Marina, alla villa romana di Casignana, frazione di Bianco, ai ben più famosi bronzi di Riace.

E di questo concentrato di storia ce ne parlano i molti resti di città fantasma, ma anche la voce narrante di vecchi abitanti dei borghi cosiddetti “grecanici”, di quelli bizantini e delle popolazioni arbëresche, con i loro ricordi sconnessi e la durezza della vita scolpita a pelle sui volti raggrinziti dal tempo e dall'arsura del clima. Scambiare due parole, benché spesso incomprensibili, con uno di questi “saggi” del paese è forse la più grande ricchezza da portare a casa. Insieme, naturalmente, a una invidiabile tintarella da tropici e alle tante tipicità enogastronomiche che è in grado di offrire un territorio baciato dal sole, cullato dal mare e protetto dai monti.

Le città di mare e di terra

Ampi balconi scoscesi che guardano il mare. Il forte contrasto restituito a questo estremo lembo meridionale della penisola dal massiccio dell'Aspromonte, spiega le infinite suggestioni che molti poeti e scrittori trovarono per descrivere le ardite architetture naturali della Calabria jonica. Secondo Guido Piovene, un dio capriccioso avrebbe dato origine alla Calabria creando diversi mondi e divertendosi poi a frantumarli e a mescolarli insieme. E lo stesso si potrebbe dire per il retroterra culturale che avvolge di certa nobiltà arcaica lo spirito delle genti di qui, forti di una identità permeata dal passaggio di diverse popolazioni (italici, greci, romani, bruzi).

E se i pescatori che intagliano le reti al calar della sera sulla battigia, appoggiati alla loro barchetta dipinta, scandiscono la ritualità dei paesi distesi lungo la costa, i contadini che pascolano tra i sentieri dell'Aspromonte i loro greggi di pecore e capre, fermano il tempo dei borghi interni arroccati su un mondo così lento da sembrare persino finto.

La Costa dei Gelsomini, dunque, non è solo quel pittoresco succedersi di piccoli centri balneari odor di bergamotto e zagara con la ferrovia che segue parallela la linea del mare da una parte, e la statale 106 Jonica dall'altra. Con piccole deviazioni spesso tortuose si possono raggiungere i villaggi di un entroterra punteggiato dalle tipiche “fiumare” (ampi greti riempiti di ghiaia e ciottoli), ruderi di castelli e santuari ancora meta di pellegrinaggi, paesi fantasma e piccole città-gioiello, che spiccano discrete per la loro rilevanza storica ed artistica.

Sono ben 42 i gioielli della Costa, tra tutti citiamo Gerace e Stilo, la città del filosofo Tommaso Campanella (1568-1639) famosa per la sua “Cattolica”, il più illustre esempio di architettura bizantina in Calabria: un capolavoro del X secolo interamente in mattoni con tre absidi e cinque cupolette dai tamburi cilindrici, ancora miracolosamente intatto.

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