E la vita continua

Come sosteneva François Truffaut, un film ben riuscito deve saper comunicare contemporaneamente un’idea della vita e un’idea del cinema. E’ il caso di E la vita continua (Zendeg Edamé Darad, 1992) e di tutta la filmografia del regista iraniano Abbas Kiarostami, legata indissolubilmente al rapporto e alle riflessioni tra finzione e realtà cinematografica.

La trama del film

Copertina DvdUn regista, alter ego di Kiarostami stesso, appreso che nel Nord dell’Iran un terremoto ha devastato i luoghi dove ha girato Dov’è la casa del mio amico? (1987), parte in auto da Teheran con suo figlio Puya alla ricerca del piccolo protagonista e degli altri ragazzini del film. La realtà che gli si presenta è a dir poco devastante: gli abitanti dei villaggi(Rudbar e Rostamabad) sono costretti a far fronte ad immense difficoltà, fra dolore e rassegnazione.

Fra strade impervie e polverose, padre e figlio cercano di raggiungere comunque Koker, paesino dove abita il protagonista del film. Nel tragitto fanno diversi incontri: da uomini disperati che scavano nelle macerie, a donne e bambini alla ricerca di beni primari, da genitori che hanno perso i figli,a una coppia di sposati che cerca di rifarsi una vita…

Nel cammino incontrano anche alcuni “attori” del film stesso, come per esempio il signor Ruhi, personaggio dimesso e rassegnato che riflette con il regista sul valore della vita e sul significato del cinema.

Recensione

Kiarostami decide di fare questo film dopo il terremoto del 1990, che aveva colpito il nord dell’Iran.
In quei territori infatti aveva girato, qualche anno prima, Dov’è la casa del mio amico?,film che lo portò alla ribalta internazionale. La commistione cinema-vita poi si completerà con un altro film, Sotto gli ulivi (1994),che andrà a formare la cosiddetta “trilogia del terremoto”. Le riflessioni dunque nascono spontanee.

Kiarostami ha costruito tutta la sua filmografia giocando sul rapporto e sul labile confine fra realtà e finzione nel cinema, riflettendo spesso sull’etica e sulla morale di quest’arte. In questo film in particolare il regista ci pone davanti a quesiti importanti: è corretto mostrare immagini della sofferenza umana? E’ giusto trarne un film?

La risposta per Kiarostami è decisamente affermativa: è attraverso la pellicola impressionata che si scopre il coraggio e la volontà di ripartire con cui le vittime affrontano il dolore e le perdite, davanti ad una natura devastata e desolante, ma soprattutto sempre presente, pura e struggente (le musiche di Vivaldi contribuiscono a suscitare queste emozioni).

Si innesta in questo discorso una disamina sulle modalità di ripresa di Kiarostami e sulle capacità del regista di raccontare attraverso le immagini. Il suo stile è tutto improntato sulle sottrazioni, sulle ellissi narrative, sui personaggi fuori campo e sulla voce-off (..vi è una realtà oltre il cinema..), sull’utilizzo dei piani sequenza e delle carrellate laterali. E’ come se il regista decidesse di “farsi piccolo”, lasciando così alla sua arte il compito di svelarsi. In tutto ciò viene dato un grande valore all’improvvisazione. Nel film in questione, infatti, si ha spesso l’impressione di essere davanti a un documentario.

Non ultima la valenza della macchina in Kiarostami. In molti suoi film, vedere il bellissimo Dieci (2002), l’automobile diventa un vero e proprio personaggio principale, mezzo che trasporta e al contempo mezzo che produce immagini.

Inoltre le cosiddette riflessioni metacinematografiche (fare cinema con il cinema) costituiscono un vero e proprio caposaldo per la florida cinematografia iraniana, assieme all’utilizzo dei bambini come personaggi protagonisti. Non solo in Kiarostami, quindi, ma anche in tanti altri registi tra i quali si potrebbe citare a proposito un altro padre del cinema iraniano come Mohsen Makhmalbaf, autore di film come Pane e fiore (1996), o Il Silenzio (1998), oppure un regista emergente, nato sotto l’egida di Kiarostami, come Jafar Panahi, autore di bellissimi film come Il palloncino bianco (1995), e Lo Specchio (1997).

Il Cofanetto Abbas Kiarostami (3 DVD BIM distribuzione) comprende, oltre al film recensito, i seguenti titoli: Dieci, ABC Africa, Sotto gli ulivi, Il sapore della ciliegia (Palma d'Oro al Festival di Cannes nel 1997), Il coro.

Recensione di Luca Corini - FilmKamera