Hiroshima Mon Amour
Il film del 1959, primo lungometraggio del regista francese Alain Resnais, ha contribuito all’esplosione e allo sviluppo cinematografico della Nouvelle Vague, movimento francese che nasce verso la fine degli anni ’50, dopo aver goduto di un florido substrato ideologico(critico) sulle pagine dei Cahiers du Cinéma, per mano dei futuri registi stessi: Truffaut, Godard, Rivette, Chabrol…
Nello stesso anno, il 1959-‘60, vengono alla luce altri due capisaldi del movimento francese: " I quattrocento colpi" di François Truffaut e " Fino all’ultimo respiro di Jean-Luc Godard". Questi tre film rappresentano la summa ideologica, tecnica, formale e narrativa della Nouvelle Vague stessa. Sono presenti già tutte le innovazioni, e rivoluzioni, linguistiche tipiche delle nuove ondate, e delle nuove avanguardie.
Il film è disponibile nel completo Dvd della Ripley’s Home Video, con tanto di libretto esplicativo, contenuti speciali con trailer originale, filmografia del regista, e il documentario Hiroshima le temps d’un retour di Luc Lagier. E’ presente, inoltre, un secondo disco con i cortometraggi “pittorici” di Resnais: Van Gogh del 1948, Paul Gauguin del 1950, e Guernica del 1950. Piccoli lavori che ricostruiscono le vite e i percorsi degli artisti, attraverso le loro opere e i loro testi.
La trama del film
Un’attrice
francese (Emmanuèle Riva), ad Hiroshima per interpretare
una parte in un film sulla pace, ha una relazione fugace e coinvolgente
con un architetto giapponese (Eiji Okada), conosciuto
la sera prima. I due rimarranno assieme anche nel giorno seguente, prima
del ritorno della donna a Parigi.
Questo incontro fa ricordare all’attrice un amore che ebbe nella natia Nevers, città francese sulla Loira, con un ufficiale tedesco durante la seconda guerra mondiale. Cominciano allora i flashback e le dissolvenze a contrapporre passato e presente, Nevers ad Hiroshima, l’amante tedesco a quello giapponese.
L’azione si districa fra l’hotel della donna e la casa dell’uomo, dove avvengono gli incontri amorosi, fra il Tea Room e il locale “Casablanca”(citazione esplicita..), e infine tra le strade di Hiroshima, dove lui insegue lei, pregandola di non partire.
I rimandi al passato sono continui e ripetuti. In un primo momento si esplicano nella mente della protagonista, successivamente si sviluppano a partire dal racconto che lei espone all’uomo giapponese. Quest’ultimo capisce l’importanza dell’antica relazione. La donna è stata giovane a Nevers, lì ha conosciuto il dolore, la rassegnazione, il disonore, l’impossibilità dell’amore duraturo, ed è lì sostanzialmente che è cambiata.
Considerazioni
Il primo quarto d’ora del film merita una menzione particolare. Le voci dei protagonisti in voce-off introducono, attraverso un fitto dialogo dal sapore teatrale, il dramma storico di Hiroshima, prima di passare alla storia e al dramma amoroso che li ha coinvolti in una città così disastrata. Il regista utilizza immagini di repertorio intrecciate ad immagini di finzione, con l’ausilio di emotive carrellate in avanti. Siamo di fronte ad un mix di documentario e poesia avvincente e visionario, una pagina di cinema da antologia.
E’ d’altronde l’introduzione ad un film moralmente ed ideologicamente difficile. Come si può fare un film su Hiroshima? Come (e perché, direi…) intrecciare Storia e storia? Sono quesiti questi che sicuramente hanno afflitto Resnais e Marguerite Duras, la sceneggiatrice. Ad ogni modo il regista veniva dall’esperienza formativa del mediometraggio sui campi di concentramento Notte e nebbia del 1956.
In sostanza il film si propone, con grande forza espressiva, come un’emozionante
riflessione sulla caducità della vita e dei rapporti affettivi,
sulle debolezze degli esseri umani,e soprattutto sull’incapacità
di rapportarsi razionalmente con il tempo, con i ricordi e con l’oblio.
Funzionale allo sviluppo del film tutte le rivoluzioni estetico-tecniche,
soprattutto quelle relative al montaggio, con le sue dissolvenze, ma
anche le rivoluzioni linguistico-espressive inerenti alla diegesi, e
perciò alla narrazione. Resnais fa un film sul tempo, maneggiandolo
e dilatandolo abilmente.
Da notare infatti l’utilizzo dei contrari: Hiroshima-Nevers,
l’amante giapponese e l’amante tedesco, il dialogo e il
monologo, il fiume Ota e il fiume Loira(metafore perfette della scorrevolezza
del tempo).
In questo senso si spiega anche l’utilizzo di due direttori della
fotografia: Takahashi Michio per Hiroshima e Sacha
Vierny per le riprese di Nevers.
Emozionanti anche le musiche di Georges Delrue e di Giovanni Fusco, motivi che ritornano anch’essi
con una certa regolarità.
In sostanza un film che non ha età e che ancora oggi trasmette emozioni e sentimenti intensi come la tristezza, il disincanto e la malinconia. Da vedere.
Recensione di Luca Corini - FilmKamera