Gangster Story, “Bonnie & Clyde”

Questo film del 1967 rappresenta una tappa importante all'interno della filmografia di Arthur Penn, regista pressoché sconosciuto nell'immaginario popolare, ma molto apprezzato negli ambienti cinefili. Conscio delle novità stilistico-narrative della “nouvelle vague” francese, e in generale di tutti i movimenti europei, Penn sviluppa un linguaggio accorto e lungimirante, utilizzando i generi classici hollywoodiani (gangster movie, commedie, film drammatici e western).

Ha all'attivo, anche, film come Piccolo grande uomo (Little Big Man) del 1970 e Missouri (The Missouri Breaks) del 1976. Il film, vincitore all'epoca di due premi Oscar (fotografia, attrice non protagonista), è disponibile in Dvd nell'edizione distribuita dalla Warner Bros. Non possiede all'interno particolari contenuti speciali, a parte qualche notizia sul cast. Disponibile in tre lingue con svariati sottotitoli.

La trama del film

Copertina DvdIl film tratta la famosissima parabola gangster di Bonnie Parker (Faye Dunaway) e Clyde Barrow (Warren Beattie), coppia criminale ormai leggendaria vissuta negli anni trenta, a cavallo della Grande Depressione (1929).

L'incontro tra i due è pressoché casuale: a Dallas nel 1933, Clyde, giovane ladro d'auto ed ex galeotto, tenta di rubare la vettura della madre di Bonnie… Lei, attratta dal fascino e dall'irriverenza dell'uomo, decide di assecondarlo nei progetti e di seguirlo nelle sue avventure. Inizia così la storia dei due gangster più famosi d'America. Attraverso il Texas, l'Oklahoma e il Missouri, la coppia, che vive nel contempo un'intensa storia d'amore, rapina banche e negozi, venendo spesso inseguita dalla polizia e trovandosi talvolta in mezzo ad epici scontri a fuoco.

La banda si completa con C.W.Moss (Michael J.Pollard), esperto meccanico ma stolto e suggestionabile criminale, con il fratello di Clyde, Buck Barrow (Gene Hackman), anch'egli semplice uomo di campagna, e con sua moglie Blanche (Estelle Parsons, vincitrice dell'Oscar), schizoide e irritabile compagna di viaggio.

Considerazioni

l film è contraddistinto da una buonissima sceneggiatura di David Newman e Robert Benton, scritta, tra l'altro, per Francois Truffaut, e da un'abile regia che riesce a coniugare sapientemente dramma e commedia. E' rilevante sottolineare infatti come da un lato questo connubio porti lo spettatore all'evasione e al puro divertimento (ci si affeziona alla coppia e al loro “gioco” fisico e violento), e dall'altro alla riflessione sui tanti aspetti dell'epoca, i difficili anni ‘30, e soprattutto sull'epoca di uscita del film: i fatidici anni ‘60.

In questo senso si innestano le varie riflessioni legate all'attualità del film (anni ‘60): innanzitutto l'incremento della violenza, che troverà pieno sfogo nei film di Peckinpah, e nella New Hollywood degli anni '70 (come dimenticare il Vietnam); l'utilizzo di inquadrature decisamente anticonformiste come il ralenti, la potenza invasiva dei media, capaci rapidamente di creare e distruggere miti, e infine la riflessione sulla ribellione giovanile contro la società, la famiglia, i valori precostituiti. Trattando questo ultimo aspetto, va sottolineata comunque che la natura della ribellione di Bonnie e Clyde ha un aspetto ludico elevato, è puro gioco, in loro non vi è consapevolezza.

Da antologia, infine, due scene in particolare: il momentaneo ritorno di Bonnie a casa, assieme alla banda, dove l'aspetta una madre disincantata e consapevole del destino della figlia, e soprattutto il primo incontro sessuale fra la coppia, dove il fallimento di lui è tutto giocato sul “non detto”. Grandi i due attori protagonisti, Dunaway elettrica e Beattie nerboruto, anche se non va dimenticata la forza e l'intensità che Hackman e Parsons mettono nei loro ruoli da caratteristi. Cammeo singolare e divertente di Gene Wilder, nella parte di un giovane borghese alle prese con una relazione sentimentale.

Recensione di Luca Corini - FilmKamera