Dersu Uzala, il piccolo uomo delle grandi pianure

Amicizia e natura sono i due ingredienti di Dersu Uzala del regista giapponese Akira Kurosawa. Un’amicizia spontanea, vera, tra due uomini assolutamente diversi e distanti, che incrociano le loro vite nell’inesplorata terra, solcata dal fiume Ussuri. In questo vasto lembo di Russia, ai confini con la Cina, avviene quest’incontro “magico” tra Arsen’ev, capitano dell’esercito ed esploratore, e Dersu Uzala, anziano cacciatore della tribù Gold, decimata dalla peste.

Trama del film

Copertina DvdL’esperienza umana di Dersu, la sua conoscenza della terra, della natura e degli animali che la popolano, fanno breccia nel cuore di Arsen’ev, un capitano atipico, che parla poco, impartisce pochissimi ordini, ma ascolta di continuo. Le orecchie e la mente del capitano accolgono le voci dei suoi uomini, i fruscii della taiga, le frasi bizzarre, ma ricche di significati, di Dersu.
Perché per Dersu il “fiume è omo”, il “sole è omo”, “il fuoco è omo”, la nebbia è “il respiro della terra”. Dersu vive, ed è parte integrante, di una natura umanizzata che merita un rispetto totale e assoluto.

La natura, in questa pellicola, è il terzo principale protagonista, ed è vista attraverso un occhio disincantato, che sa coglierne i lati poetici e fiabeschi, ma anche la straordinaria forza distruttiva, un’inesplicabile vigoria che ne permea tutti gli elementi e che, in fondo, si rivela l’unico mondo possibile per il nostro eroe.

Perché questo piccolo uomo dalle gambe arcuate è un vero e proprio eroe della taiga, che sa districarsi in ogni situazione, anche in quelle più pericolose e che lo riempiono di paura. Agli antipodi rispetto a certi “spaccamontagne” della filmografia hollywoodiana, Dersu, è un uomo a tutto tondo che, per trarsi d’impaccio, non necessita di bicipiti gonfiati, né di conoscenze tecnologiche al limite della fantascienza, a lui basta la propria esperienza, la sua abilità nel “vedere” i segni della natura, la sua capacità di vivere insieme alla natura stessa.

L’intera trama del film vive su questo rapporto di amicizia. Dopo il primo incontro tra i soldati/esploratori e Dersu, quest’ultimo accetta di divenire la loro guida attraverso un ambiente sconosciuto, bellissimo e talvolta ostile. Terminata questa prima missione esplorativa, dove i binari della ferrovia tracciano il confine tra il mondo di Dersu e quello di Arsen’ev, i due amici si lasciano, per poi ricongiungersi alcuni anni dopo a seguito di un’ulteriore spedizione.
Tra il capitano e Dersu si crea una sorta di simbiosi, il cui unico, fondamentale, collante è l’ambiente naturale, teatro della loro profonda amicizia e filo conduttore di questo autentico poema ecologico.

Il regista

Kurosawa è un’icona del cinema. La sua lunga carriera, che lo ha visto assistente alla regia, sceneggiatore e regista, ha inizio nel 1936, mentre “Sugata Sanshiro”, il suo primo film firmato come regista, è del 1943. La notevole reputazione conquistata in Giappone, ottiene il riconoscimento internazionale nel 1951. Il suo “Rashomon” vince il premio Oscar come miglior film straniero e il Leone d’oro alla Mostra del Cinema di Venezia.

Del 1954 è invece uno dei suoi massimi capolavori, “I sette Samurai”. Dopo aver fondato una propria casa di produzione, ed aver cercato, senza successo, la fama di Hollywood, entra in un periodo di profonda crisi che segue il fiasco di “Dodeskaden”, nel 1970. È il periodo peggiore, Kurosawa tenta persino il suicidio, ma fortunatamente si risolleva grazie a “Dersu Uzala”, girato, nel 1975, nell’allora Unione Sovietica, e premiato con l’Oscar.

Dall’incontro con George Lucas e Francis Ford Coppola nasce, nel 1980, “Kagemusha” con il quale si aggiudica la Palma d’oro a Cannes. Seguirà con "Ran", nel 1985, la splendida trasposizione del Re Lear di Shakespeare nel medioevo nipponico.
La sua lunga esperienza cinematografica tocca ancora vette altissime negli anni Novanta con “Sogni” e “Rapsodia in Agosto” e con l’assegnazione dell’Oscar speciale alla carriera (1990).
Kurosawa muore nel suo Giappone, a Setagaya, nel 1998, a 88 anni.

Filmografia Essenziale
Rashomon (1951), I sette samurai (1954), Kagemusha L’ombra del guerriero (1980), Ran (1985), Sogni (1990), Rapsodia in agosto (1991).

Recensione di Cristiano Pinotti