Tokyo-Ga (1985), di Wim Wenders

A vent’anni esatti dalla morte del maestro giapponese Yasujiro Ozu (1903-1963), Wim Wenders si reca nella capitale Tokyo per comporre un diario filmico di immagini e memorie, in cui evoca l’arte cinematografica di uno dei più grandi registi giapponesi.

Ne scaturisce una riflessione agrodolce sulla società giapponese anni ottanta e sui cambiamenti avvenuti rispetto al quadro proposto da Ozu, maestro nello scandagliare i rapporti familiari e nel delineare le sfaccettature sociali, soprattutto dopo il disastro della seconda guerra mondiale.

Il film è disponibile in Dvd nell’edizione della RHV (Ripley’s Home Video) in inglese con sottotitoli in italiano, corroborato da contenuti speciali (scene tagliate e commento del regista).

La trama del film

Copertina DvdWim Wenders si pone lo scopo di scovare a Tokyo immagini e memorie, frames, di ciò che è rimasto del cinema di Yasujiro Ozu. Ha la necessità di capire se ancora oggi (negli anni ottanta ovviamente, ma il concetto potrebbe essere esteso alla contemporaneità) è possibile scoprire in una metropoli così ordinatamente caotica il taglio cinematografico del maestro, audace compositore di immagini genuine, eleganti, profonde.

Il viaggio del regista tedesco si pone perciò questa meta. Tuttavia, come lo stesso scrittore Manganelli ci ricorda, “Un viaggio inizia sempre con un vagheggiamento e si conclude con un invece”, Wenders si trova davanti una realtà profondamente cambiata.

E’ avvenuta una sorta di americanizzazione della cultura, dilatata fino a derive kitsch. In questo senso sono estremamente interessanti le visite ai parchi dove giovani impomatati e vestiti alla Elvis ballano e cantano sulla scia di canzoni rock-a-billy. Wenders, comunque, verifica come tutta la società ormai ha subito un tipo di trasformazione del genere, dove l’impersonalità, e l’omologazione a modelli precostituiti hanno preso il sopravvento.

Il cinema di Ozu rimane solo un ricordo: è lo stesso Wenders, infatti, ad ostinarsi a cercare reminiscenze ozuiane nei comportamenti delle persone, nel gioco dei bambini, negli sguardi, nei luoghi dei suoi set. Non rimane altro che ritornare al suo cinema attraverso le immagini di uno dei suoi capolavori, Viaggio a Tokyo (1953), e incontrando due personalità profondamente legate al maestro: l’attore Chisu Ryu, interprete di circa una ventina di film del regista, e Yuharu Atsuta, direttore della fotografia.

Le testimonianze di Ryu evidenziano la rigorosità e la perfezione che il maestro cercava nel cinema, mentre Atsuta ci svela i misteri della macchina da presa ozuiana, sempre alla ricerca di immagini scarne, limpide ed essenziali.

Considerazioni

Il film in sostanza è un omaggio alla metropoli Tokyo, di cui Ozu ha raccontato nelle decadi le trasformazioni generazionali. Il regista giapponese, infatti, aveva genialmente dipinto questi cambiamenti, soprattutto in ambito familiare, intuendo in anticipo le derive della modernità e della società dei consumi.

Ma il film di Wenders non è solo questo. Come ha dimostrato in altre occasioni, come per esempio in Lisbon Story (1995) o in Nick’s Movie (1980), il metacinema, e perciò il riflettere sulla potenza e sul significato delle immagini, sul cinema altrui, e in sostanza sul valore intrinseco di questa arte, è stato uno dei valori fondamentali del suo operato.

Non è un caso che all’interno del film Wenders incontri Werner Herzog, di passaggio a Tokyo. Wenders lo incalza sulle questioni fondamentali della natura delle immagini cinematografiche, ben sapendo che il collega ha sempre avuto un registro e una filosofia differente. Uno è in procinto di viaggiare alla ricerca delle immagini più pure (Herzog dice: “Andrei in capo al mondo per trovarle”), l’altro è a Tokyo che vuole scovarle.

Recensione di Luca Corini - FilmKamera