Il cielo d'Irlanda

Il Donegal e l'Irlanda del Nord

Attraversiamo il Connemara National Park e dopo una sosta all'Abbazia di Kylemore entriamo nella contea di Mayo e di Sligo, ma è il Donegal, l'estremo nord dell'Irlanda la nostra meta. E' la terra del tweed e del silenzio, la terra del grande poeta Yeats. Raggiungiamo la punta di Fanad Head con il suo caratteristico faro e le spiagge tagliate dal vento. Entriamo nell'Ulster diretti a Derry. Seguendo le indicazioni per la Coast Road arriviamo sul mare. La costa alterna spiagge e scogliere ricoperte di prati verdissimi. Una sosta alle rovine del castello di Dunluce in splendida posizione sulle scogliere.

Dunluce Castle

Di fronte un eccentrico artista innamorato della musica rock espone stampe a soggetto musicale nella sua improbabile galleria "A Saucerful of secrets". Arriviamo al "Giant's Causeway", il sentiero dei giganti. Una scogliera formata da migliaia di rocce basaltiche a forma esagonale, talmente regolari da non credersi opera della natura. Il luogo ha toccato talmente la fantasia popolare da richiamare antichi miti e leggende di giganti innamorati.

Dublino

Una lunga corsa sulla stupenda costa di Antrim ci porta fino a Belfast per poi proseguire fino a Dublino. La capitale, più che per le interessanti memorie storiche come la cattedrale di S. Patrizio e il Trinity College, è stupenda per i suoi abitanti. E' soprattutto in Grafton Street, in Nassau Street, nella zona di Temple Bar con i suoi innumerevoli locali e pub, nelle strade periferiche, nei quartieri popolari che si scopre il vero volto dei Dubliners.

In una laterale di Grafton Street entro in un pub e sopra il banco vedo il disco d'oro di "The Commitments". Il cerchio si chiude, ora ne sono convinto. Lo spirito d'Irlanda è soul, anima, cuore, volontà, passione, cantata ad ogni angolo di vita, urlata con gioia vera e sicura. Irlanda magica, senza compromessi. Non più Europa e già America.

Dublino: Grafton StreetTemple BarPub irlandese

Van Morrison, uno dei grandi figli d'Irlanda, provocatoriamente diceva che la musica soul era nata a Dublino. Se ciò non è vero storicamente lo è idealmente e gli irlandesi a buon diritto possono definirsi i neri d'Europa e i Dubliners i neri d'Irlanda. A Dublino come a Memphis Tennessee, in un miracoloso miscuglio di ritmo e melodia esplode il soul. Musica di gente povera, urbanizzata, che dal vigore religioso mutua una fantastica carica emotiva, sensuale, terrena. E' la vittoria del ballo e del corpo.

La sera ci tuffiamo in Temple Bar, la coloratissima area piena di locali e di giovani nottambuli. Entriamo e usciamo da un pub all'altro seguendo un'inconsapevole corrente. In un angolo ragazzi sconosciuti suonano classici del rock senza che nessuno svilisca la loro voglia di far musica. Esci da una porta di servizio e ti ritrovi in uno scantinato trasformato in birreria.

Usciamo all'aria aperta e ci troviamo di fronte un locale dove la gente balla sui tavoli mentre il DJ mixa a dovere classici del Rock & Roll e del Rhytm & Blues. E' fantastico vedere centinaia di persone cantare i pezzi di Chuck Berry, di Otis Redding, di Wilson Pickett, di Ray Charles. Tutto è autentico e spontaneo, niente falsi gruppi di animazione, pierre o forzature riminesi. Gli irlandesi si sanno divertire con la vitalità che possiedono, tutto il resto non conta nulla.

L'anima d'Irlanda

Che strano viaggio, mi sembra di avere assistito ad un grande concerto. Più che i luoghi, i paesaggi mi ricordo i particolari: il colore della porta di una casa, un'insegna, lo sguardo di un vecchio incontrato sulla strada per Galway. Mi ricordo che la mia infantile richiesta di una foto lo divertiva, aveva una voce sottile, remissiva. Un piccolo uomo d'Irlanda col suo carretto di cosa ha bisogno? Quali rituali circondano il suo tempo, quali sogni o paure?

Si mette in posa, scatto la foto, lo ringrazio e lui mi saluta togliendosi il berretto in segno di saluto. Mio nonno, piccolo contadino emiliano, si toglieva il cappello solo in chiesa, all'osteria e la sera quando rientrava in casa. I contadini sono uguali in tutto il mondo, gli stessi tempi lenti che scandiscono la vita e gli spazi circoscritti dai limiti dei campi.

Possono stare gli anni di un vecchio irlandese in una foto o tutto quello che sta dietro o davanti l'obiettivo si specchia in quell'istante condividendo qualcosa che non riesco a definire ma che tanto mi sembra avere a che fare con l'anima? Quasi va sussurrata per essere colta. Con il tocco leggero di una chitarra o con il filo di gas di un motociclista. Piega senza sforzo nell'impostare la curva per ripiegare dall'altra parte.

E' il ritmo del corpo e del pensiero, testa e cuore, razionale ed emotivo, esteriore ed interiore, maschile e femminile. Non importa quale sia la tua tecnica, il tuo modo per entrare in sintonia, l'importante è sentire il "Soul". Se non sai come fare gli Irlandesi te lo mostreranno.

Pub irlandese

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