Lisbona, la città bianca

Un punto di luce sull'oceano. Questa è Lisbona, la “città bianca”, bianca perché abbaglia giocando con i raggi del sole sul manto opaco del fiume Tago (Rio Tejo), sua spina dorsale, e sui tetti colorati delle case chiare. Il colpo d'occhio che si gode dall'alto del Castelo de São Jorge vale più di mille parole. L'irresistibile luce di Lisbona è stata, e continua ad essere, fonte di ispirazione per molti artisti e poeti, uno su tutti Fernando Pessoa (1888-1935), che traeva quasi conforto da tale cromatismo, superiore – a detta dello scrittore – a qualsiasi combinazione floreale.

Testo e foto a cura della redazione

Lisbona: Mosteiro dos Jerònimos

Complice di questa luminosità è l'esposizione della città a Sud e a mezzogiorno, amplificata dalla sua apertura sul fiume Tago, a 17 chilometri dall'Atlantico, e da certe architetture che sembrano assorbire la luce più che rifletterla. Parliamo dello splendore candido dello stile manuelino, tipico portoghese, visibile soprattutto nel quartiere di Belém, della caratteristica pavimentazione a mosaico delle strade cittadine e delle colorate facciate intarsiate con azulejos (piastrelle decorate) che spuntano un po' ovunque negli angoli della città.

Il Castelo de São Jorge

Il Castelo de São Jorge si staglia nel cielo dell'Alfama, il sobborgo più caratteristico di Lisbona, un groviglio di scale irte e gradinate raggiungibile con le linee dei tram 18 e 28. Un tempo castello moresco e successivamente dimora dei reali fino al XVI secolo, fu trasformato in giardino pubblico negli anni Trenta. Il terremoto del 1755 – capitolo nero della storia portoghese in cui persero la vita quasi 15 mila persone, e la allora fiorente città imperiale ne uscì devastata – danneggiò i bastioni della fortezza.

Questi rimasero in rovina fino al 1938 quando cioè Antònio Salazar, dittatore per 60 anni, iniziò una completa ristrutturazione ricreando le mura “medioevali” e aggiungendovi giardini con uccelli selvatici. Oggi dai bastioni si gode una delle più belle visuali sulla città, ma anche dalla terrazza panoramica (Esplanada do Castelo), una splendida spianata dove i turisti si prodigano in scatti fotografici e i locali giocano a backgammon all'ombra degli alberi.

Il Castello racchiude e un po' simboleggia la millenaria storia di Lisbona, capitale imperiale e marittima, passata attraverso 60 anni di dominazione spagnola, 50 di monarchia e 46 di dittatura fin quando la Rivoluzione dei garofani del 1974 instaurò la democrazia. Dalla terrazza, uscendo dalla Porta de São Jorge e girando a sinistra per la rua do Chão da Feira si arriva a largo Mor fino alla chiesa di Santa Luzia, che offre un altro punto panoramico sui tetti dell'Alfama, noto come Miradouro de Santa Luzia.

Lisbona: l'Alfama

L'Alfama

Conviene addentrarsi ancora per i becos (vicoli) stretti e acciottolati dell'Alfama, e scoprire camminando i numerosi scorci caratteristici che il vecchio quartiere riserva. Tra case fatiscenti con il bucato steso e, se si è fortunati, le varinas che vendono il pesce del giorno, percorrendo tutta la lunga rua de São Pedro si arriva a Largo da Sé dove si trova la cattedrale della città, la , abbreviazione di Sedes Episcopalis (sede vescovile).

Ecco un altro punto di luce della città bianca, risultato di numerose trasformazioni e stili architettonici diversi. Romanica è la facciata con le due torri campanarie merlate e il bellissimo rosone. All'interno si trovano 9 cappelle gotiche del deambulatorio e il famoso “tesoro del Sé”, in cima alle scale, a destra rispetto all'ingresso. Avvolto dalla leggenda, questo tesoro composto da reliquie attribuite a San Vincenzo, sarebbe stato trasportato nel 1173 da una nave protetta da due corvi sacri.

Nave e corvi fanno oggi parte della ricca simbologia cittadina, sovrabbondante di riferimenti al mare, un elemento fondamentale per la storia della città che, ricordiamolo, all'epoca delle scoperte geografiche divenne il primo centro mercantile d'Europa. Per addentrarsi in questo spaccato di storia marinara basta recarsi a Belém, la zona occidentale della città, alla foce del fiume Tago, un museo a cielo aperto che vale la pena raccontare.

L'area di Belém

Simbolo della potenza navale portoghese e dell'epoca d'oro di Lisbona al tempo delle scoperte geografiche (dal 1498 al 1543 circa) è la Torre di Belém, suadente miraggio dello sguardo lungo la linea dell'orizzonte. Gioiello manuelino del XVII secolo, fatto di preziose decorazioni, balconate vista oceano, logge rinascimentali, torrette moresche e merli a più non posso decorati con la croce dell'Ordine di Cristo, la Torre è oggi una delle maggiori lusinghe turistiche della città. Ma è tutta l'area di Belém a riunire un insieme di monumenti e spazi culturali di qualità superiore, riconosciuti dall'Unesco come Patrimonio Culturale dell'Umanità.

Tra questi, l'imponente Mosteiro dos Jerònimos, costruzione iniziata intorno al 1502 e completata verso la fine del secolo. Sopravvissuto al terremoto del 1755, è attualmente la più importante testimonianza dell'architettura manuelina nella capitale. Quella fonte inesauribile di luce che è lo stile manuelino, deriva dal nome del re Manuel I (1495-1521) che, in seguito alla prosperità ottenuta da Lisbona grazie al commercio delle spezie, ordinò la costruzione sia della Torre che del Monastero. Lo stile tardo gotico fiammeggiante riproponeva nella minuzia dei dettagli scultorei, il momento esotico e propizio della Lisbona marinara. Vasco de Gama era appena tornato dal suo mitico viaggio che lo avrebbe condotto sulla via delle Indie partendo proprio da lì, dalle spiagge di Belém.

Torre di BelémPortale del Mosteiro dos JerònimosPadrao dos Descobrimentos

Che dire dell'opulenza architettonica del Monastero? Già la sua posizione, al centro dell'altrettanto maestosa Praça do Imperio, ne rivela l'austerità. Motivi regi, religiosi, naturalisti e nautici convergono in questo capolavoro di pietra e luce non esente da eccessi decorativi come quelli del pur affascinate portale sud. Oggi le ali dell'antico monastero sono adibite a Museo della Marina e a Museo dell'Archeologia. Trafori e ricchi intagli vanno a decorare gli archi e la balaustra del chiostro, opera di João de Castilho, mentre eleganti ed esili colonne ottagonali che creano un doppio arco reggono la chiesa del monastero, Santa Maria di Belém. E' quasi irreale la luminosità che traspare riflessa dalle vetrate che filtrano i raggi solari. Qui si trovano le tombe di Vasco de Gama e del poeta epico Luìs de Camões.

A completare il quadrilatero culturale di Belèm c'è l'omonimo Centro Cultural (CCB), di chiara impronta moderna. Uno spazio polifunzionale questo, che ha significato nel tempo l'evoluzione in senso avanguardistico della capitale portoghese, investita da un fervore artistico di respiro internazionale.

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