Mongolia: alla ricerca dei dinosauri

Ulaan Baatar: il Museo di Storia Naturale

La caccia ai dinosauri in Mongolia non può che partire dal Museo di Storia Naturale nella capitale Ulaan Baatar. L’edificio, di stile sovietico, è grigio e cadente, ma costituisce un punto imprescindibile per i reperti che vi sono esposti; numerose sale sono ovviamente dedicate ai rettili preistorici, ma anche tutte le altre sezioni risultano interessanti, a cominciare da quelle dedicate alla geologia con bei reperti di meteoriti. Poiché le scritte sono poche e tutte in cirillico, conviene disporre di una buona guida, fisica o cartacea. All’ingresso vendono una guida in inglese e una mappa sui siti fossiliferi.

FossiliScheletro di TarbosauroUlaan Baatar: museo di storia naturale Uova fossiliMuseo di storia naturaleResti di Tarbosauro

Una grande sala ospita uno scheletro completo di Saurolophus, erbivoro con il becco ad anatra alto 8 metri, ed uno di Tarbosaurus, lungo 12 metri e alto cinque; curioso riscontrare come questo enorme carnivoro fosse in realtà un predatore assai scadente, in quanto a causa delle sue brevi zampe anteriori che non arrivavano alla bocca, più che cacciare prede vive dovesse accontentarsi di cibarsi soltanto di carogne.

Diversi nidi di uova emozionano i visitatori, ma il vero pezzo forte del museo è costituito dagli scheletri di due dinosauri di 80 milioni di anni fa, morti avvinghiati in combattimento: un Protoceratops, un erbivoro grande come una pecora con il capo increspato, e un carnivoro Verociraptor; gli artigli del rapace sono rimasti uncinati al ventre dell’erbivoro, che a sua volta stava azzannando la zampa destra del rapace.
Si tratta forse della scena più eloquente e realistica sulla vita di animali estinti di tutta la storia scientifica. Commovente anche l’immagine di un Oviraptor, depredatore di nidi per antonomasia, sorpreso da un crollo di sabbia mentre proteggeva il nido con le proprie uova. Alla faccia della teoria secondo la quale i dinosauri non avrebbero dedicato alcuna cura alla loro prole, che veniva lasciata sola a provvedere a se stessa.

L'area di Bayanzag

Sul terreno la caccia dei turisti ai dinosauri si complica, perché la gran parte delle località fossilifere si trova negli angoli più sperduti e remoti del Gobi, raggiungibili soltanto con apposite spedizioni, e poi perché la raccolta o l’acquisto di fossili sono espressamente vietati dalla legge. Ci si deve accontentare quindi della più accessibile zona di Bayanzag, compresa in alcuni itinerari turistici, dove affiorano gli strati del Cretaceo superiore, arenarie e sabbie rossastre che al tramonto si infiammano; è qui che Andrews fece le sue prime scoperte nel 1922 e dove continuano ancora ad affiorare reperti. Anche se non troverete nulla di eclatante, il posto con le sue falesie, i picchi isolati e i dirupi vallivi è magnifico e altamente suggestivo.

La Mongolia risulta tanto ricca di reperti specifici perché le rocce affioranti nel Gobi appartengono alla seconda metà del Cretaceo (100-65 milioni di anni fa), quando i dinosauri raggiunsero il loro picco evolutivo e di densità. Gli unici a rimanere indifferenti ad ogni scoperta dei paleontologi sono stati proprio i nomadi locali: loro, come anche i cinesi e un po’ tutti i centro-asiatici, quei denti e quelle ossa di draghi vissuti in epoche passate li usano da sempre triturati per guarire mille malanni.

Mongolia: Khermen Tsaw

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