Madagascar. Nosy Be, pagaiando verso l'eden di Lokobe

La laka scivola incredibilmente veloce sull'acqua in sicuro equilibrio sui due bilancieri laterali, tagliando di sbieco le onde dell'Oceano Indiano, sensibilmente smorzate nel loro impeto dal cordone della barriera corallina. Kafara, il giovane timoniere, affonda con energia la corta pagaia alternativamente a destra e a sinistra dello scafo, imponendo un ritmo frenetico. Occorre fare presto a superare questo breve tratto di mare che ci separa dalla foresta di Lokobe, prima che la bassa marea lo svuoti completamente dall'acqua, trasformandolo in un'intransitabile distesa di fango mobile.

Testo e foto di Anna Maria Arnesano e Giulio Badini

Madagascar, uovo di AepyornisRagazza SakalavaBambina malgascia

Dopo un tratto di navigazione prudente e zigzagante tra le radici sommerse delle mangrovie entro la baia di Ambatozavavy, una volta doppiatone il capo possiamo procedere agevolmente in mare aperto facendo rotta verso il villaggio di Ampasipohy, raggiungibile soltanto in questo modo, mentre sulla riva sfilano come in un film paesaggi d'incanto con enormi spiagge deserte di sabbia bianca, palmizi quasi lambiti dalle onde e le prime propaggini della grande foresta che occupa tutto il settore sud-orientale dell'isola di Nosy Be, la maggiore dell'omonimo arcipelago a nord-ovest del Madagascar.

La laka prende terra su di una spiaggia dove diverse nasse disposte ad asciugare al sole e numerose mascelle di pescecane lasciano facilmente intuire quale sia la principale attività degli abitanti del villaggio, celato alla vista tra la vegetazione ricca di palmizi. Un mare eccezionalmente pescoso gli ha da sempre garantito una tranquilla esistenza, mentre i suoi fondali – siano essi corallini o di reef – offrono una varietà e una ricchezza biologica impensabile.

La Riserva naturale

Alle spalle del villaggio inizia la foresta che, estesa per ben 740 ettari, forma la Riserva naturale integrale di Lokobe, istituita già nel lontano 1927. La sua importanza è dovuta, tra l'altro, al fatto di costituire l'unico esempio di foresta originale primaria e secondaria di bassa quota che in tutto il nord-ovest del Madagascar sia riuscita a sottrarsi alla distruzione e all'inquinamento con essenze estranee. Essa offre un buon campionario delle oltre 12.000 specie vegetali presenti nell'isola-continente, di cui ben due terzi sono esclusive di quest'isola e non si ritrovano pertanto in nessun'altra parte del mondo.

Foresta larga, aperta e soleggiata, offre pregevoli essenze d'alto fusto, in qualche caso probabilmente ultracentenarie, di baobab, palissandro, ebano, bambù, canfora, acacie, copok, filaos (varietà locale di pino), conifere, palme di diverso tipo, bois de rose, buganvilles coloratissime, banani e ficus dalle enormi radici aeree, flamboyants dai petali rossi che determinano a volte vere esplosioni di colori. Non meno rimarchevoli le essenze di sottobosco con felci giganti, gerani, intrecci di liane e bizzarre piante carnivore che non si può proprio fare a meno di stuzzicare per osservarne le reazioni.

In un simile habitat prospera ovviamente anche un'esuberante microfauna, insetti in primo luogo, con innumerevoli specie ancora sconosciute alla scienza, tanto da poter fare la gioia di qualsiasi entomologo. Le farfalle, ad esempio, sono ben note ai collezionisti di tutto il mondo per l'estrema varietà e per la loro inusitata bellezza, quasi quanto quella delle orchidee selvatiche, qui presenti con qualcosa come 690 specie sulle 780 esistenti nel mondo.

Pepe, caffè, cannella e vaniglia provvedono a spandere nell'aria i loro caratteristici aromi, anche per giustificare l'appellativo di “isola profumata” dato a Nosy Be. Ma dove l'olfatto rimane letteralmente inebriato è in prossimità delle piante di ylang-ylang, assieme alla canna da zucchero una delle grandi risorse di questa terra, i cui fiori risultano tanto odorosi da essere impiegati industrialmente per produrre essenze di profumo.

Villaggio sull'isola

L'incontro più curioso che si possa fare è comunque con due animali, entrambi estremamente singolari. Il camaleonte risulta assai diffuso, ma per vederlo occorre una notevole abilità visiva, tale da riuscire a superare il suo celebre adattamento mimetico ai colori dell'ambiente. Questo innocuo lucertolone dalle sembianze di mostro preistorico in miniatura, lungo da 10 a 60 centimetri, offre una notevole dimostrazione delle proprie capacità venatorie quando, grazie agli occhi che possono ruotare l'uno indipendentemente dall'altro e ad una lingua velocissima e lunga quasi quanto lo stesso corpo, riesce a catturare minuscoli insetti anche a ragguardevole distanza.

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