Puglia: Terre di Bari tra romanico e tradizione

Coste di spettacolare bellezza, infinite distese di olivi, la presenza, quasi palpabile, di un'arte viva, che impregna le pietre e l'aria e si mischia alla tradizione popolare, alle feste di paese, alle sagre, a una cristianità nascosta in chiese rupestri o magnificata in spettacolari templi a ridosso del mare. Ecco i principali caratteri di questa terra: il romanico dei Normanni, slanciato verso l'alto, quasi a precorrere le orme dello stile successivo, eppure poderoso, forte, potente; e la tradizione che sa di olio buono, di case insolite, di abbacinante bianco esaltato dal blu del basso Adriatico o dai colori bruciati della campagna dell'entroterra.

Testo di Cristiano Pinotti, fotografie di Angelo Fanzini

Bari, la cattedrale

Bari

Nel medioevo, ma anche per buona parte dell'epoca moderna, Bari fu una delle principali mete dell'intera cristianità. Meno celebrato di Santiago de Compostela – sono ancora tante le meraviglie del mondo sacrificate ogni giorno sull'altare del marketing turistico – il santuario di S. Nicola non è solo un capolavoro architettonico, è altresì un pezzo della cristianità, un brano della nostra storia, una meta agognata da migliaia di fedeli, in viaggio con ogni mezzo per raggiungere queste pietre che conservano le reliquie del santo giunte da Mira, in Asia Minore.

La città vecchia oltre a essere un chiaro esempio di degrado urbanistico/sociale è, al contempo, un tuffo nell'improbabile organizzazione viaria medioevale, fatta di vicoli e stradine che si intrecciano sino a sfociare nei larghi spazi che connotavano i poteri forti dell'epoca. Ecco, quindi, Piazza Mercantile, con il suo Palazzo del Sedile dei Nobili e le due piazze che precedono la basilica di S. Nicola e la cattedrale.

La basilica simbolo della città è in chiaro romanico normanno, con la facciata - chiusa da due possenti torri in stile contrastante - interrotta da archetti, bifore e monofore. L'interno, suddiviso in tre navate, custodisce importanti opere artistiche, tra le quali spiccano la cattedra del vescovo Elia, gli affreschi dell'abside e la cripta con la sua foresta di 28 colonne culminanti con capitelli bizantini e romanici, in una straordinaria mescolanza artistica.

Sempre di fattura romanica è la cattedrale di S. Sabino, sorta tra il XII e il XIII secolo, ma con elevata presenza di influssi barocchi. Nel suo interno, ripartito su tre navate, si conservano eccellenti opere come il pulpito, la cattedra episcopale, il ciborio e la cripta. Nel museo sono di elevato interesse storico i cosiddetti “Exultet”, tre antichi documenti cartacei di epoca medioevale. Da non perdere, infine, il Castello Svevo voluto da Federico II, anche se largamente rimaneggiato in epoca cinquecentesca.

Bari, San Nicola

Trani

Per godere appieno della bellezza di Trani occorre scegliere il momento più opportuno. Magari all'alba, oppure al tramonto, quando le luci si fanno più morbide, radenti, e anziché accecare disegnano con sapienza i contorni, delineano forme e colori. I più fortunati, invece, possono imbattersi in una giornata che il senso comune definisce “brutta”. Un giorno in cui soffia il vento e ulula il mare che, poderoso, si infrange ai piedi di una delle più affascinanti costruzioni dell'intero sud d'Italia.

La superba bellezza della cattedrale di Trani sfida la forza del mare con l'armonia del suo profilo slanciato in un impeto verso l'empireo. Costruzione complessa e affascinante è una struttura composta da tre chiese sovrapposte: l'ipogeo di S. Leucio, la chiesa di S. Maria e la basilica di S. Nicola Pellegrino. La facciata, che si contraddistingue per il bel rosone, il campanile e il prezioso portale in bronzo a 32 formelle, è preludio al nudo interno a capriate da cui si accede alle due chiese primitive. Poco distanti il duecentesco castello svevo, Palazzo Caccetta e la chiesa di Ognissanti.

Trani, la cattedraleBasilica di San NicolaAbside della cattedrale

Barletta

Quando l'amor di patria non veniva sbandierato solo per la nazionale della pedata, non c'era ragazzino che non associasse Barletta alla celebre Disfida e al suo immancabile eroe: Ettore Fieramosca. Ma anche in un'epoca che ha soppiantato i cavalieri di ventura nell'immaginario fantastico, Barletta può essere una meta interessante. Vuoi per l'imponente castello di origine normanna nei secoli rimaneggiato dagli svevi, prima, e dagli aragonesi, poi; vuoi per il duomo di S. Maria Maggiore nella sua commistione di stili; o ancora per il Palazzo della Marra, la chiesa del S. Sepolcro, o per il suo Colosso, enorme statua bronzea giunta dall'oriente sul finire dell'epoca imperiale romana.

Poco distante un parco archeologico racchiude l'area di Canne, colle sul quale le legioni romane subirono, ad opera di Annibale, una delle più cocenti sconfitte della loro storia millenaria.

Barletta, Duomo

Pagine:12