Ravenna: la storia che anela il mare

S. Apollinare Nuovo

Ed eccola un’altra peculiarità di Ravenna. Con S. Apollinare Nuovo scopriamo la presenza del culto ariano portato nella città romana dai goti di Teodorico. Fu proprio il re a volere questo edificio, costruito tra il 493 e il 496, poi riconvertito al culto cattolico una settantina di anni più tardi, con la dedica a S. Apollinare.

Sant'Apollinare Nuovo, I Re Magi

Il portico cinquecentesco e il barocco soffitto a cassettoni non traggano in inganno, anche qui ci troviamo di fronte a uno spettacolo dell’età tra Roma e Medioevo. Bellissimo il campanile cilindrico e databile a cavallo del IX-X secolo. Ancora una volta l’interno è un tripudio di mosaici di epoca teodoriciana e giustinianea. Da gustare in tutta la loro valenza di testimonianza storica le rappresentazioni del palazzo di Teodorico, del porto e della città di Classe.

Il Mausoleo di Teodorico

I cosiddetti “quartieri goti” si completano con il Battistero degli Ariani, edificato a cavallo tra il V e il VI secolo (oggi in parte interrato presenta una cupola decorata a mosaico che raffigura l'incoronazione di Cristo), ma soprattutto con il Mausoleo di Teodorico, posto appena fuori dal recinto urbano. Anche in questo caso ci troviamo davanti a un’architettura particolare: un blocco inferiore decagonale, sormontato da un corpo circolare, chiuso da una calotta monolitica. La tradizione (non suffragata dalla storia) identifica come sepolcro del re goto la vasca in porfido ivi contenuta.

Mausoleo di Teodorico

S. Apollinare in Classe

Com’è giusto, dato le nostre premesse, chiudiamo la nostra visita a Ravenna con S. Apollinare in Classe, la basilica la cui primitiva ubicazione la vedeva lambita dalle banchine del porto. Oggi, siamo ben fuori dalla città, l’acqua del mare è lontana e la costruzione si eleva, maestosa e suggestiva, in aperta campagna. L’esterno è una semplice facciata in muratura su cui si apre una grande ed elegante trifora. In armonia con la facciata, si erge una robusta torre campanaria cilindrica, adorna di feritoie, monofore, bifore e trifore che ne ingentiliscono la costruzione.

L’interno, suddiviso in tre navate, colpisce per la solennità degli spazi, sottolineati da 24 colonne in marmo greco sormontate da capitelli bizantini. L’arco trionfale e la conca absidale sono decorati da mosaici che tolgono il fiato, databili in un arco di diversi secoli, ma tutti figli dell’identica matrice bizantina.

Sant'Apollinare in Classe

Ario e la sua dottrina

Quella che venne bollata come “eresia” nel concilio ecumenico di Nicea è una delle tante controversie dottrinali che pervasero la Chiesa nei suoi primi secoli di vita. Il prete alessandrino Ario sosteneva, infatti, la superiore natura del Padre rispetto al Figlio e si opponeva all’idea, portata avanti dal suo principale antagonista Atanasio, che attribuiva alla seconda persona della Trinità la medesima natura del Padre. Tali diatribe teologiche – che oggi, nella semplificazione massima che contraddistingue la vita e il senso comune, sembrano discussioni di lana caprina – all’epoca erano in grado di far muovere eserciti e interi popoli e arrivarono alla loro conclusione dottrinale con il Concilio di Nicea del 325 che sancì la “vittoria” della dottrina di Atanasio.

Il concilio ecumenico, cui partecipò lo stesso Costantino, non mise però fine ai dissensi, che continuarono con l’abolizione dell’esilio per Ario e con i favori imperiali verso la sua dottrina attraverso le disposizioni di Costanzo II che giunse ad annullare le decisioni di Nicea. Quasi contemporaneamente, il vescovo goto Ulfila traduceva le Sacre Scritture nella propria lingua e convertiva il suo popolo al cristianesimo nella sua accezione ariana.

In questo susseguirsi di colpi di scena fece poi il suo ingresso l’imperatore Giuliano (che la tradizione cristiana bollò come “apostata”), fermamente convinto a ripristinare il politeismo di origine classica e che abrogò tutte le concessioni elargite agli episcopi cristiani. La sua prematura morte e l’ascesa al trono di Teodosio riportò, nel 381, il mondo ecumenico alle decisioni di Nicea. L’arianesimo era definitivamente bollato come eresia cristologica e trinitaria, ma il suo influsso sarebbe continuato ancora per molti anni, esasperando la divisione tra i germani (di culto ariano) e la popolazione romana.

Cupola del battistero degli Ariani

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