Repubblica Dominicana, la costa del sud-est
San Pedro de Macorìs
Tra le città più caratteristiche della regione, San Pedro de Macorìs rimane impressa per il suo mix di stili classici e vittoriani insieme all’architettura popolare, che rispecchia le sue origini eterogenee: fondata all’inizio dell'800 da immigrati francesi, spagnoli, tedeschi, italiani e arabi insieme agli indigeni originari dell'area. La città è capoluogo di provincia dal 1882, periodo in cui la ricchezza proveniente dalle esportazioni di zucchero verso gli Stati Uniti fece di San Pedro una realtà molto florida tanto da essere chiamata la “Sultana dell’Est”.

Fu allora che palazzi lussuosi in stile neoclassico e vittoriano si fusero con le abitazioni autoctone degli umili operai (chiamati “cocolos”) che giunsero dalle vicine isole britanniche di Sopravvento e Sottovento, attirati dalla ricchezza del boom economico del momento, battezzato la “danza dei milioni”. Ancora oggi questi stili popolari sono facilmente riconoscibili a San Pedro.
Con un fuori porta un po’ improvvisato, ci inoltriamo in una delle zone più povere della città, per incontrare – con un po’ di fortuna – uno dei “curanderi” (guaritori) di cui ci parla la guida accennando alla “santeria” dominicana, a quanto pare molto fervida. La Repubblica Dominicana è un paese per la stragrande maggioranza (95%) di fede cattolica. Ciò non toglie che la libertà di culto sancita per i suoi cittadini, restituisca alcune espressioni di spiritualità non ortodossa intrisa di magia nera, animismo e quant’altro.
La cultura indigena
Il retroterra antropologico del Nuovo Mondo è fatto dalle abitudini indigene dei Taìno con i loro cerimoniali e la figura del “cacique” in primo piano. Era questo il capo tribù, spesso raffigurato nelle loro rudimentali pitture rupestri, con le sembianze di un pipistrello. Di questi graffiti se ne possono vedere in gran quantità in alcune grotte dove si conservano ancora nitide alcune incisioni.

Da San Pedro si può raggiungere facilmente la Grotta de las Maravillas, una delle principali zone archeologiche dell’isola, una caverna ricca di queste pitture risalenti al periodo Taìno precolombiano. Qui sono stati ritrovati anche molti oggetti, custoditi oggi nel Museo dell’Uomo a Santo Domingo dove si trova un’ampia sezione dedicata al periodo Paleoindio e Neoindio con interessanti approfondimenti fotografici sui rituali dei Taìno.
Oggi la gente dominicana non si identifica con nessuna etnia in particolare, e ama definirsi come un “sancocho de raza”, ovvero un mix di almeno cinque razze (meticci, zambi, mulatti, neri e bianchi). L’artigianato rispecchia questa peculiarità antropologica nelle caratteristiche “limè”, bambolette di ceramica dipinte a mano, senza volto, emblema del senza-razza dominicano.
A voler riassumere le impressioni del viaggio, è un mondo fatto di colori ciò che rimane nella memoria; colori vivi e accesi che spesso stridono con la grigia miseria che si scorge non appena si valica la frontiera delle grandi strutture turistiche, senza nemmeno doverla cercare troppo lontano. Il colore vivo allontana lo spirito maligno, ecco perché, ad ogni fine d'anno, è usanza pitturare con un colore sempre diverso la propria abitazione. Ecco perché i colori della case nella Terra dove sorge il sole sembrano non cedere allo sfinimento del tempo.


Informazioni turistiche
Info per viaggiare, come arrivare, guide turistiche, ufficio del turismo: scheda Rep. Dominicana
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