Slovenia alpina: viaggio tra emozioni di terra e di acqua
Se c’è una cosa che gli sloveni sentono con grande intensità è l’andare per i monti. Una cosa naturale, viene da pensare, in un paese dominato dalle Alpi, o meglio, diviso tra le Alpi e il mare. Ed è proprio la naturalezza con cui certe immagini imponenti si sovrappongono allo sguardo di chi attraversa le Alpi slovene, a destare meraviglia nei viaggiatori di oggi e di ieri.
Testo a cura della redazione, fotografie di Angelo Fanzini

Il Parco Nazionale del Triglav
L’inglese Longstaff, nel suo lungo peregrinare in giro per il mondo, si trovò spiazzato – a suo dire – di fronte al nobile e maestoso massiccio del Triglav che, all’epoca delle conquiste delle Alpi europee (circa 200 anni fa), possedeva la stessa fama del Monte Bianco, del Cervino o del Grossglockner, benché alto “solo” 2864 metri. Quel che è certo è che gli sloveni avevano al tempo, ed hanno tutt’ora, una sacra venerazione per questo Dio di roccia dalle “tre teste” (Triglav), in grado di regnare contemporaneamente sul cielo, sulla terra e sul mondo sotterraneo (le tante grotte che prolificano nel generoso Carso sloveno).
Quel che si tramanda è che almeno una volta nella vita ciascuno debba raggiungere la cima del sacro Triglav. Unico “rivale” in casa è il monte Krn (2244 metri), verde montagna affacciata sulla valle del fiume Isonzo, che ottiene lo stesso venerando rispetto del Triglav da parte degli sloveni occidentali. Da questo monte prende il nome l’unico parco nazionale della Slovenia che comprende l’intera area delle Alpi Giulie Slovene e racchiude una grande varietà di attrazioni naturalistiche, tra scavate, laghi, fiumi e forre, vallate glaciali, alpeggi e boschi.

Il tutto, coadiuvato da piacevoli forme di turismo ecosostenibile, sostenuto con grande entusiasmo, a conferma del forte legame affettivo e culturale che gli sloveni nutrono per il loro ambiente naturale. Salta all’occhio la cura dei sentieri, dei rifugi e dei tracciati per escursionisti, tutti ben conservati e marcati.
Raggiungere la montagna sacra degli sloveni, tuttavia, non è cosa da poco. L’ascensione attraverso l’imponente parete nord richiede esperienza e un minimo di allenamento, nonostante il sentiero sia ben attrezzato. E’ consigliabile suddividere in due giorni l’itinerario che, con un dislivello di 2220 metri, prevede due ore di cammino lungo la val Vrata fino al rifugio della stessa, altre sette ore dal rifugio fino alla cima, poi sei ore di discesa dalla cima fino a Mojstrana.
Sicuramente, l’attrattiva principale del percorso – e il riscatto a qualsiasi fatica di troppo – è la salita attraverso quella che è una delle pareti più alte delle Alpi, con i suoi 1500 metri. I rocciatori trovano il loro regno nella parte centrale, mentre gli escursionisti amano percorrere la strada lungo la sua cresta.


I villaggi
Nel cuore del Parco nazionale del Triglav vivificano villaggi e località molto ospitali, alcune di ormai conclamata fama turistica, come ad esempio Bled e il suo lago. Colpisce la presenza, discreta ma notevole, di numerosi alloggi e strutture di accoglienza, nei fondovalle o sui pendii, che quasi si mimetizzano con il resto dell’ambiente, grazie ad uno stile rustico mai troppo esuberante rispetto al contesto alpino, pur mantenendo alti livelli di qualità e comfort: dagli alberghi di prima classe a Bovec, Kranjska Gora, Bled, Bohinj, Cerkno, Logarska dolina, ai rifugi o fattorie agrituristiche – le tipiche “gostilna”) – che non si esonerano mai dall’offrire i piatti della tradizione, con l’immancabile “potica” fatta in casa (zuppa con ripieno di lardo o ciccioli).
Un paesaggio tipico delle valli slovene, che giacciono ai piedi delle montagne più alte, è quello che alterna pittoresche fattorie ai singolari fienili in legno (“kozolec”), poeticamente soprannominati “arpe di montagna”, simbolo dell’agricoltura montanara, soprattutto dell’allevamento del bestiame.
