Libri: recensioni e proposte di lettura di narrativa e saggi
Camillo Langone: Il collezionista di città
Camillo Langone è un giornalista che si occupa di enogastronomia e letteratura sul Foglio, sul Giornale e su Panorama. Nato a Potenza, vive a Parma e percorre questo tragitto attraversando altre città e regioni cercando di cogliere l’anima di questi luoghi.
Ne
nasce un libro, Il collezionista di città (Marsilio,
pp. 247, € 13,00) che avrebbe tutte le premesse per essere un interessante
spaccato della provincia italiana moderna, una sorta di Strade Blu ambientato
nella nostra penisola.
Il taglio invece risulta, complice il background classicista dell’autore, un ritratto in ombra di passato dell’elite culturale-aristocratica (o aspirante ad esserlo) che vive nelle nostre città.
Tralascia infatti volutamente le periferie perché uguali dappertutto ed evita i monumenti famosi perché inquinati dai turisti. Rimangono solo i centri storici, ricchi di chiese e palazzi, ma anche di negozi alla moda, bar e ristoranti. Non mancano critiche spietate, intrecci con la propria vita privata e raffinate citazioni storico-letterarie.
È un libro da consigliare a coloro che preferiscono alla narrativa di viaggio più scanzonata e leggera coordinate più sofisticate: chi ama la letteratura classica (e magari si sente un po’ snob) non mancherà di apprezzarlo.
Recensione di Gianni Mezzadri
Jean-Michel Riou: Il segreto di Champollion
Quello di Riou non è un libro di storia, ma un romanzo (Il segreto di Champollion, Sonzogno, 393 p., € 17,50). Nonostante ciò la spedizione napoleonica in Egitto, il successivo studio delle antichità egiziane e in particolar modo dei geroglifici in competizione con gli inglesi, nemici di sempre, è narrato con un forza ed una vividezza che raramente si trovano in un libro di storia.
Certo:
alcuni nomi e alcune date sono stati cambiati, alcuni episodi inventati,
soprattutto il potere mistico dei geroglifici caricato ad un livello
appunto puramente narrativo. Ma nonostante ciò Riou riesce a
proporre al lettore un ritratto fedele dell'epoca, anzi proprio l'aver
scelto una dimensione narrativa gli permette di accompagnare per mano
il lettore facendogli raccontare le vicende direttamente dalla voce
dei protagonisti.
Tre sono gli studiosi che alternativamente raccontano le vicende: Morgan de Spag, Orphée Forjuris e Pharos-J. Le Jeancem. Chi cercasse questi uomini in un libro di storia, non ne troverebbe traccia, ma il motivo ci viene rivelato già dal romanzo: s'immagina che i diari di questi tre autori, raccolti assieme, siano dati in consegna ad un editore parigino col mandato di conservarli e di non pubblicarli prima che siano passati 150 anni dalla morte del loro ultimo autore. In più i nomi sono gli anagrammi dei veri autori per proteggere la loro memoria.
Ma tutti e tre si sono trovati accomunati dall'avventura napoleonica in Egitto, tutti e tre hanno contribuito ai primi studi delle antichità archeologiche, tutti e tre, dopo essere tornati in patria hanno contribuito alla scoperta della persona che avrebbe potuto decifrare la scrittura del Faraone: Jean-François Champollion, appunto, che ancora ragazzo incontrò il matematico Joseph Fourier (anagramma di Orphée Forjuris) che aveva partecipato alla spedizione napoleonica e che gli mostrò la personale collezione di antichità riportata dall'Egitto. Da quel momento la vita di Champollion fu dedicata allo studio dell'antico Egitto e in particolare dei geroglifici, cosa che gli permise anche d'incontrare Napoleone durante i suoi cento giorni prima dell'esilio a Sant'Elena.
Tutto il romanzo è pervaso dal desiderio napoleonico di scoprire il segreto dell'impero millenario del Faraone al fine di fondarne uno altrettanto duraturo, segreto che viene supposto essere racchiuso nei geroglifici, scrittura ermetica contro cui si sono scagliate le potenze occidentali dell'antichità e della cristianità per imporne la cancellazione. Sia de Spag (maschera dietro cui si nasconde il matematico Gaspard Monge), sostenitore e collaboratore di Napoleone, sia Le Jeancem (dietro cui sta Jean-Joseph Marcel), stampatore e orientalista disinteressato alla politica, sia Forjuris-Fourier, avverso al generale e imperatore corso, vengono comunque affascinati da questa intuizione/illusione e si spendono al fine di scoprire il mistero dei geroglifici, sostenendo Champollion contro gli intrighi che avvicinano le trame inglesi alle spie dello Stato Pontificio.
Il tutto narrato come se fosse scritto dagli stessi protagonisti, con l'imitazione da parte di Riou dello stile di scrittura ottocentesco, che se da un lato appesantisce la lettura, dall'altro la rende verosimile e addirittura palpitante. Tra i tanti libri presenti in libreria che sostengono verità esoteriche sugli antichi egizi fornendo prove evanescenti e dimostrazioni claudicanti, un romanzo come questo è una vera boccata d'aria fresca che ci permette d'immaginare verità nascoste da millenni mentre scopriamo eventi storici con la stessa facilità e lo stesso piacere che si ricava leggendo pure avventure.
Recensione di Francesco Mazzetta
Tony e Maureen Wheeler: Un giorno, viaggiando... The Lonely Planet story
Probabilmente i nomi di Tony e Maureen Wheeler non diranno molto alla maggior parte dei viaggiatori, mentre il marchio
Lonely Planet invece ha tutt’altra popolarità. Pur esistendo
tante guide in commercio, quelle che più di tutti hanno saputo
affermarsi a livello mondiale, soprattutto per quanto riguarda le mete
più esotiche o particolari, sono edite dall’australiana
Lonely Planet.
I suoi fondatori, i coniugi Wheeler appunto, australiani non lo erano
e in Un giorno, viaggiando… The Lonely
Planet Story (EDT, p. 437,
€ 18,00) raccontano la loro storia, intrecciando le vicende personali
con il percorso professionale.
Nasce
tutto per caso nel 1972, con un viaggio via terra da Londra all’Australia
attraverso l’Asia, utilizzando tutti i mezzi possibili. Arrivano
a Sydney con 27 cent in tasca e vista la quantità di domande
a cui sono sottoposti dai conoscenti riguardo la rotta trans-asiatica,
decidono di scrivere una piccola guida sull’argomento. La stampano,
la rilegano e la vendono da soli e con i proventi riescono a fare un
secondo viaggio nel sudest asiatico che diventa la loro seconda guida.
Across Asia on the Cheap e South-East Asia on a Shoestring, diventano le "bibbie dei backpackers" e segnano l’inizio di una serie di pubblicazioni dedicate a paesi fino ad allora ignorati dall’editoria specializzata. Dopo numerosi problemi finanziari e aver rischiato la chiusura, nel giro di 10 anni la Lonely Planet raggiunge il milione di dollari di fatturato e da quel momento la crescita non è mai rallentata (tranne nel periodo post 11 Settembre).
Le guide che vengono pubblicate oggi sono il frutto di una lunga evoluzione, non sono dedicate solo ai saccopelisti con pochi soldi in tasca, ma abbracciano una più larga fetta del mercato dei viaggiatori.
Questo libro racconta la storia di questa evoluzione, ma anche il resoconto di tanti viaggi intorno al mondo, con tanti aneddoti e retroscena divertenti. Una lettura piacevole, ricca di curiosità e di notizie interessanti, che stimola il viaggiatore a una sempre nuova partenza.
P.s.: un consiglio personale: se viaggiate non limitatevi a portare con voi solo le Lonely Planet: anche le Rough Guides e le Routard normalmente sono ben fatte e le guide visuali della Mondadori per le città sono tra le più comode da usare.
Recensione di Gianni Mezzadri
Federico Rampini: L'impero di Cindia
Federico Rampini, corrispondente da Pechino di “Repubblica”, allarga gli orizzonti rispetto al precedente “Il secolo cinese” e, coniando un neologismo, con L'impero di Cindia (Mondadori, p. 371, € 15,00) porta a nostra conoscenza quanto sia strutturato, complesso e importante il mondo asiatico. Il XXI secolo infatti non sarà dominato solo dalla Cina.
L'impressionante
sviluppo economico conosciuto negli ultimi anni da quello che fu “l'impero
celeste" ha infatti coinvolto molti paesi asiatici, primo fra tutti
l'India. L'ex colonia britannica sta rapidamente diventando una nuova
grande potenza economica: la diffusa conoscenza della lingua inglese
e un buon tasso di istruzione tecnico-scientifica ha fatto sì
che molte aziende americane e inglesi abbiano deciso di delocalizzare
nel territorio indiano alcuni servizi fondamentali e che siano nate
importanti aziende informatiche, tanto che persino Microsoft ha recentemente
deciso di spostarvi la propria produzione.
Cina e India rappresentano insieme quasi la metà della popolazione mondiale e sono destinate a diventare il nuovo centro del mondo. Attraverso racconti di viaggio, storie di vita quotidiana, ritratti di grandi capitalisti (del tutto sconosciuti a noi occidentali) e di personaggi minori, Rampini tratteggia una realtà sorprendente per chi è abituato alle descrizioni stereotipate e semplicistiche dell'informazione televisiva (ma non solo) italiana.
L'India è la più vasta democrazia del mondo, pluralista e tollerante, ricchissima di cultura, ma anche di miseria e contraddizioni. La Cina invece rimane uno stato autoritario, ma modernizzatore e funzionale, con la capacità di diventare nei prossimi venti anni la prima economia mondiale.
Il futuro dell'umanità passa per di qua: la speranza di progresso, così come il rischio di catastrofi, il riscatto dalla miseria e la guerra all'inquinamento saranno influenzati dalla scelta di questi due paesi–continenti. L'autore presenta brevemente anche la situazione attuale del Giappone, fino a qualche anno fa il principale sulla scena economica asiatica e ora relegato in seconda fila.
Il taglio giornalistico porta scorrevolezza e agilità di lettura e il quadro complessivo è estremamente interessante e istruttivo, colmando quelle lacune che porterebbero inevitabilmente a una visione meno chiara e corretta degli equilibri e dei loro prossimi sviluppi. In questo modo fra qualche anno non saremo colti di sorpresa da tutti i cambiamenti che porteranno il baricentro mondiale verso est.
Recensione di Gianni Mezzadri
Diego Marani: Enciclopedia Tresigallese
L’anomalia di questo libro che si sviluppa proprio come una sorta di enciclopedia dei ricordi adolescenziali dell’autore, è data anche dallo stesso scrittore, Diego Marani, affermato autore di libri, ma soprattutto funzionario internazionale presso il Consiglio dei Ministri dell’Unione europea a Bruxelles.
Seppure
ancora piuttosto giovane, in questo suo ultimo lavoro (Enciclopedia
Tresigallese, Bompiani, pag.202,
€ 14), Marani ritorna mentalmente alla sua infanzia, e ricordando
perlopiù i personaggi che la popolarono, (zie, negozianti, amici…)
ci regala uno spaccato della sua Tresigallo di allora, una frazione
di campagna della vicina città di Ferrara.
In questo modo i ricordi affiorano come di getto dalla mente dello scrittore, che nel ricreare immagini di una Emilia che sembra uscita da uno dei migliori film di Fellini, si caricano anche di una malinconica atmosfera di un “qualcosa” che non c’è più, di una genuinità che non è più ricreabile, se non, appunto, tramite i propri vivissimi ricordi adolescenziali.
E così ecco tornare alla mente i bidelli della scuola, da sempre creduti sposati e abitanti le lugubri aule scolastiche, o l’appuntamento fisso con il dolce natalizio, la zuppa inglese, pretesto per creare amorevoli bisticci tra i nonni, o gli scappellotti della nonna, a cena da lei, a Natale e Capodanno, che a chi ne chiedeva la motivazione, rispondeva candidamente “Se non l’hai fatto, lo farai!”, intendendo una qualsiasi delle mascalzonate dei tanti nipoti.
Marani segue una specie di ordine cronologico, nel suo testo, passando dai ricordi dei primi anni dell’infanzia, quando sedeva sui banchi delle scuole elementari, fino all’età delle scuole superiori, con le prime automobili acquistate in società con gli amici, le vacanze in Riviera, a caccia di ragazze e gli scherzi dal tono meno scanzonato e dall’aria premeditata, come quando decidono (subito scoperti) di chiamare a casa del dottore del paese, annunciando la presenza di una bomba nel sottoscala…
La lettura di questo libro, per ampi tratti divertente, ironica e facilmente asportabile ad una situazione tipo di qualunque paese della provincia emiliana di trentacinque, quaranta anni fa, non riesce volutamente a tralasciare una nota agrodolce di un sentimento che si è perso con il tempo, di un modo di rapportarsi con gli altri che non esiste più, di una infanzia che dura pochi anni, durante i quali siamo circondati da persone che cambieranno o non ci saranno più. Marani lo sa e ci lascia fotogrammi sparsi di un bel film dall’aria malinconica.
Recensione di Nicolò Bocchi
Neil Gaiman: I ragazzi di Anansi
Florida, Londra, Caraibi. Questo il percorso tracciato da Neil Gaiman nel suo I ragazzi di Anansi (Mondadori, 356 p., € 16). Ma il percorso geografico è secondario rispetto a quello “mitografico” delineato nel romanzo. Come già nel precedente American Gods (sempre pubblicato da Mondadori) infatti Gaiman immagina che le divinità delle popolazioni che vivono negli Stati Uniti abbiano colonizzato, assieme agli immigranti, il Nuovo Continente.
E
se in American Gods ad essere protagonista era il pantheon nordico (Odino,
Loki, & co.), nel suo ultimo romanzo ad essere messo in scena è
Anansi, il Ragno, protagonista della mitologia africana. Anansi è
il vecchio Nancy, nonostante gli anni (ma l'età anagrafica umana
è ovviamente indifferente agli dei), ancora interessato a far
colpo sulle giovani avventrici di un bar della Florida dove si esibisce
per loro in uno spettacolo di karaoke.
Nonostante il successo ottenuto, all'improvviso le sue spoglie mortali collassano in un intempestivo infarto, e l'eredità della divinità va al figlio, un inconsapevole Charles Nancy, che vive a Londra, sfuggito – assieme alla madre umana – alle intemperanze del padre ignorando che fossero anche quelle di un dio. Charlie, detto Ciccio, è tutt'altro che brillante: stimato in ufficio per la sua operosa ottusità, amato dalla fidanzata per la sua bovina acquiescenza.
Ma tutto cambia quando, al funerale del padre, scopre d'avere un fratello di cui ha finora ignorato l'esistenza. E a differenza di lui quello è intraprendente, fascinoso e pienamente consapevole del proprio retaggio con tutte le capacità e le intenzioni di adoperarsene. Il fratello in poco tempo gli manderà in malora lavoro, fidanzamento e, cosa che più conta per Ciccio, rispettabilità.
E Ciccio per risalire la china dovrà fare i conti con la propria schiatta, ritrovando sentieri mai conosciuti prima che lo portino nella terra delle divinità africane per affrontare il mortale nemico di Anansi, la Tigre, che vorrebbe far proprie tutte le storie minuziosamente intessute dal Ragno, trasformandole in deliri di potenza e sangue, appropriazione, furto ed assassinio.
Recensione di Francesco Mazzetta