Michel Peissel: L’ultimo orizzonte
A chi ama i testi di avventura, ed in particolare i resoconti di viaggi, questo libro non potrà che suscitare emozioni profonde. Michel Peissel, noto esploratore, scrittore ed etnologo francese, con questo libro (L’ultimo Orizzonte - alla scoperta del Tibet sconosciuto, pag.240, ed. Nutrimenti) ci accompagna letteralmente alla scoperta di questa misteriosa regione cinese, un tempo nazione indipendente, nota più per le cronache politiche del forzato esilio del Dalai Lama e per le gravi difficoltà politiche che vive tuttora, sfociate anche nei recenti scontri della capitale Lhasa.
Peissel, una celebrità in Francia, uno dei maggiori conoscitori del Tibet che esplora da anni, cerca la vera natura ed essenza di questa terra fin dai suoi primi viaggi, ma questa volta la sua ambizione è ancora maggiore: pur conscio delle difficoltà che dovrà superare, vuole arrivare, dopo duemilacinquecento chilometri di percorso, all’estremo confine nord occidentale della provincia tibetana del Changtang.
Già in passato numerosi esploratori avevano provato a varcare i confini di quella che è sempre stata la regione più ricca della Cina, ma mai nessuno aveva osato, per mancanza di mezzi e per scarsità di informazioni, avventurarsi in una impresa simile, in immersione totale nella natura, costantemente al di sopra dei 5000 metri sul livello del mare e “minacciati” dalla presenza costante di predatori e bracconieri, particolarmente attivi in questa vastissima area.
La vera sfida per l’autore, è quella di riuscire ad arrivare dove nessun occidentale ha mai provato ad andare, e soprattutto il suo desiderio è quello di poter arrivare a destinazione, tornare a Lhasa, la capitale del Tibet, dopo aver toccato le vette che segnano il confine cinese a nord ovest. Per far questo, oltre ad un attento studio delle cartine, e ad una scorta notevole di alimenti e carburante, Peissel si avvale dell’aiuto della sua compagna di precedenti avventure, Frédérique, e di altri autoctoni, quali autisti di jeep e cuochi. L’autore riuscirà nell’impresa, pur tra le notevoli difficoltà dettate dall'altitudine, dal freddo intenso e dalle condizioni del terreno spesso ghiacciato che rallenta l’avanzamento dei mezzi.
Il suo desiderio è quello di immergersi nella natura incontaminata senza turbarla; spesso leggendo il libro si ha quasi l’impressione che egli non voglia lasciare tracce del suo passaggio, perché risulta perfetto così, con le eterne montagne a disegnare l’orizzonte, e l’immutabile sensazione del non avanzare del tempo, in un luogo dimenticato da tutti.
Il pregio di questo libro, penso stia nella capacità di Peissel di emozionare il lettore nella descrizione delle sensazioni che vive nei rari incontri lungo il percorso, siano essi di animali, come il drong, lo yak selvatico che vive solo in queste zone, o di persone come gli ultimi cacciatori e pastori che vivono ancora in condizioni praticamente primitive.
E poi la sua scrittura non si limita al resoconto di viaggio, ma si sofferma in pagine nelle quali ripercorre la travagliata storia del Tibet e delle sue popolazioni, in continua lotta con la “madre Cina”, quasi ad invogliare il lettore ad appoggiare il legittimo desiderio di indipendenza dei tibetani, e di porre fine all'esilio del loro padre spirituale, il Dalai Lama.
Recensione di Nicolò Bocchi