Può la barca affondare l'acqua?

Può la barca affondare l'acqua (Marsilio, 237 p., € 15) è un titolo molto cinese, che fa leva sulla passione per gli apparenti nonsense (apparenti nel senso che sembrano nonsense a noi occidentali) tipici di questa cultura, ma in realtà il titolo originale spiega molto meglio di che cosa si stia parlando: "Zhongguo Nongmin Diaocha" sta infatti per "La vita dei contadini cinesi". Nelle parole degli stessi autori, Chen Guidi e Wu Chuntao, marito e moglie entrambi di origini contadine: «La pubblicazione... è stata paragonata al fragore di un tuono. Il riscontro pubblicitario, alla sua scarica elettrica».

Gli autori

Tanto clamore non ha per certi versi giovato ai due autori: «appena due mesi dopo la sua pubblicazione e nel bel mezzo del battage pubblicitario, "La vita dei contadini cinesi" fu messo al bando per ordine del Dipartimento di Propaganda del Comitato Centrale e venne fatto sparire da tutte le librerie. Ogni riferimento al libro scomparì nell'arco di una notte. Era come se non fosse mai stato scritto, come se tutto l'interesse che aveva suscitato non fosse stato che un sogno».

In realtà che di sogno non si fosse trattato lo dimostra il fatto che a dispetto della censura ufficiale «milioni di copie pirata iniziarono a farsi strada verso i lettori di ogni angolo del paese». Il clamore del libro superò anche i confini cinesi, ricevendo il “Lettre Ulysses Award” per il miglior reportage e gli autori vennero nominati “Leader di prima linea nella battaglia per il cambiamento in Asia” dal Business Week e “Eroi dell'Asia” da Time. I due autori inoltre svolgono un'attività di conferenze al di fuori della Cina per portare ovunque l'esperienza raccolta, ivi compresa l'Italia.

Ma qual è il motivo di tanto clamore? Il fatto che i due autori hanno indagato la condizione di vita dei contadini cinesi, in particolare quelli della provincia di Anhui, di cui Chen Guidi è originario: una delle provincie più povere, ancorché una delle principali riserve di prodotti agricoli del paese. Guidi e Chuntao riportano nel loro reportage le incredibili vessazioni a cui essi sono sottoposti dalla burocrazia locale. In barba a tutte le regole vengono derubati di tutti i loro averi, impossibilitati ad avere opportunità di crescita economica, politica o sociale, brutalmente imprigionati, percossi, addirittura uccisi se osano mettere in dubbio la liceità delle vessazioni a cui sono sottoposti.

Nel libro vengono presentati episodi narrati da testimoni diretti (con tanto di nomi e cognomi dei responsabili) di tasse ingiuste che servono unicamente ad arricchire i funzionari locali per abolire le quali i coraggiosi contadini che hanno osato protestare hanno dovuto salire la scala gerarchica del potere a volte fino a Pechino.

A presentare l'edizione italiana del libro è stato chiamato Federico Rampini, corrispondente a Pechino de “La Repubblica” ed autore di due libri di successo sulle cose cinesi: L'impero di Cindia e L'ombra di Mao (entrambi pubblicati da Mondadori). Nonostante l'indiscussa competenza del giornalista, egli nella sua introduzione addebita la situazione al regime ideologico che vige in Cina. In realtà Guidi e Chuntao citano a più riprese la discrepanza tra le leggi emanate a livello centrale – volte a diminuire il carico fiscale dei contadini e a migliorare il loro status sociale – è la realtà di inasprimento continuo della pressione a causa di contributi richiesti dal potere locale praticamente su ogni cosa.

Il problema individuato da Guidi e Chuntao dunque risiede nella catena burocratica eccessivamente lunga tra chi emana le leggi e chi deve applicarle e farle rispettare a livello locale. Una catena tanto lunga che ben difficilmente – tranne in casi di azioni disperate o di coinvolgimento dei media – consente alle denunce di arrivare a chi potrebbe intervenire. Il regime comunista in ciò non ha certo fatto nulla di nuovo, dato che da millenni l'immenso impero cinese si deve confrontare con tali problemi di governo. Tali problemi però, dagli anni del dopoguerra in poi, aggravano in maniera spropositata il non indolore processo di industrializzazione con il conseguente esodo dalle campagne alle città, che del resto in ogni paese ha portato a frizioni e scontri, spesso sanguinosi.

E proprio in questo contesto si può leggere sia la proibizione ufficiale di diffusione del libro di Guidi e Chuntao, sia il suo successo non ufficiale, il consenso ufficioso ai due autori perché continuino a documentarsi per una nuova pubblicazione e alla loro attività di conferenze all'estero. Se infatti ufficialmente il potere centrale di un paese non democratico non può ammettere che un problema di tale gravità e vastità sfugga alle proprie maglie di controllo, il permettere comunque la diffusione della versione non ufficiale del libro e la discussione intorno ad esso diventa un modo per dare un segnale di come il problema sia all'attenzione perché l'acqua (i contadini) dopo aver per tanti secoli tenuto a galla la civiltà cinese (la barca) non affondi ora trascinando con sé anche ciò che finora ha sostenuto.

Recensione di Francesco Mazzetta