Sven Lindqvist: Nei deserti

L’idea dell’autore di questo libro (Nei deserti, edizioni TEA, pag.176, euro 8.70 ), un apprezzato saggista e polemista svedese, laureatosi in Storia della Letteratura, è quella di descrivere la propria esperienza nel deserto sahariano, sotto forma di diario di viaggio. Lindqvist letteralmente si aggira, come scrive nel suo testo, per i rari e sparuti villaggi che incontra, non casualmente, nel suo percorso, volto a scoprire il deserto del Sahara, tra Marocco, Algeria e Mali.

Copertina libroDico non casualmente, in quanto il suo peregrinare è sì una ricerca interiore che lo guida tra le sabbie africane, come un antico carovaniere, ma soprattutto è un lento ripercorrere i luoghi e le sensazioni che scrittori di fine Ottocento, avventurieri come lui, avevano ben descritto nei loro libri.

Il nostro autore prova così a rivivere quelle sensazioni che aveva trovato descritte in testi di grandi scrittori come Saint-Exupéry, Vieuchange, Isabelle Eberhardt ed André Gide, persone che molto tempo prima di lui, presi da una sorta di innamoramento assoluto per l’Africa ed il suo enigmatico deserto, avevano fatto l’impossibile per poter vivere dall'interno i sentimenti che questo può dare.

Per uno scandinavo come Lindqvist l’infinito paesaggio ghiacciato, che è abituato a vedere nelle sue terre, gli sembra ora del tutto simile ad un deserto, per le estreme condizioni di vita e per la difficoltà nel percorrere questi territori. E’ anche per questo motivo che egli ammira chi da sempre vive nelle terre desertiche africane, in condizioni ai limiti della sopravvivenza: così, ad esempio, rimane affascinato da chi svolge un mestiere importante, quanto pericoloso e difficile, il tuffatore dei pozzi.

Lindqvist dedica molto spazio e più riprese a questi uomini, che avevano il compito estenuante di ripulire i pozzi dalla melma del fondo, per guadagnare profondità ed impermeabilizzare le pareti, il tutto senza alcuna forma minima di sicurezza, tale per cui il rischio di incidenti anche mortali era sempre in agguato. Il compito più ingrato per i tuffatori successivi, allora, era quello di portare alla luce anche i corpi di chi li aveva preceduti.

Sven LindkvistCome detto, l'autore cerca di ripercorrere le tappe che prima di lui altri scrittori avevano tracciato; egli “sente” i luoghi di chi lo ha preceduto, cerca gli stessi alberghi di un secolo prima, le stesse botteghe di artigiani e soprattutto gli stessi profumi ed odori, muovendosi, però in luoghi che non sempre sono rimasti così inviolati da permettergli di farlo.

Egli ammira quella schiera di scrittori che, per amore della scoperta, hanno dovuto affrontare non poche difficoltà e rischi legati a problemi di pregiudizi e di intolleranza, non del tutto scomparsi nei territori sahariani, come Michel Vieuchange che, per poter conoscere la vita nel deserto, si dovette travestire da donna, avvolto da capo a piedi nella lunga tunica araba, e vivere così per lunghi mesi senza essere mai scoperto, per avere “la libertà” di percorrere le stesse vie dei carovanieri ed entrare in contatto con le popolazioni berbere.

L'originalità di questa sorta di diario di viaggio di Lindqvist è tutta nella marginalità della presenza dell'autore, sempre in secondo piano quasi non volesse togliere importanza alla centralità di queste terre terribili ed estreme che, se in apparenza sembrano essere inospitali e respingerci, in realtà nascondono tesori inestimabili di bellezza, e al fascino suscitato da uomini coraggiosi che non si arrendono di fronte alle avversità della natura.

Recensione di Nicolò Bocchi