Valpolicella: terra sospesa tra vino e storia

La parola Valpolicella evoca ai più "sentori fruttati", quelli che caratterizzano i grandi vini prodotti in questa zona: Valpolicella Classico Superiore, Recioto e Amarone. A prima vista l'associazione è confermata dal paesaggio, ma sarebbe riduttivo non rendersi conto della ricchezza storica e culturale che sovrasta queste viti, la stessa che in passato attirò qui artisti della parola quali Ippolito Nievo e Dante Alighieri e della pittura come Andrea Mantegna. La Valpolicella è così un'occasione non solo per assaporare vini di grande tradizione, ma anche per immergersi con l'immaginazione in un viaggio nella storia che può aprire finestre su un passato molto lontano ma straordinariamente presente.

Testo e foto di Alessandro Aramini

Abside della pieve di San GiorgioUno scorcio dell'AdigeMastio del Castello Scaligero di SoaveParco delle Cascate di MolinaVilla del Bene

L'Uomo e la Vite: un legame indissolubile

Per visitare una terra di grandi vini non c'è mese migliore di settembre, il mese della vendemmia. I gesti che da secoli si ripetono con la medesima calma e precisione diffondono nell'aria un profumo di eternità che nessun altra coltura ha saputo conservare così forte. Le uniche concessioni alla modernità sono le variopinte cassette di plastica che hanno quasi completamente soppiantato quelle in legno e i piccoli trattori che, a lavoro finito, portano il raccolto agli stabilimenti di vinificazione. Il resto è lavoro dell'uomo.

Vendemmiare non è solo un impegno per chi produce vino, ma è un rito a cui nessuno si vuole sottrarre, un imprescindibile segno di gratitudine verso la terra che ancora una volta ha messo a disposizione tutta la sua ricchezza. Ricchezza senza la quale la Valpolicella non sarebbe quello che è oggi. E' questa generosa produttività del territorio che ha fatto si che fin dai tempi più antichi l'uomo abitasse queste zone: i segni della sua presenza risalgono addirittura a 10.000 anni fa, come testimoniano i reperti ritrovati nel secolo scorso.

La terra del Retico

Sventonio, storico romano della nascita dell'impero, dà notizia della passione dell'imperatore Augusto per il Retico, un vino originario della piana dell'Adige. Sembra certo che una delle zone di produzione principali di tale vino fosse proprio il Veronese. Guardandosi attorno non appena abbandonata la statale del Brennero non si fa fatica a credere a queste testimonianze: ovunque lo sguardo si posi la coltura dominante è la vite.

I vini che si ottengono oggi sono certamente diversi dai vini romani, ma la disposizione dei filari e delle unità abitative fa comprendere come da allora tale paesaggio abbia subito pochi mutamenti. I resti di una villa romana trovata in località Villa, a Negrar, lo testimoniano. Sono visibili tre parti ben distinte: una destinata all'abitazione, una "pars rustica" per i lavoranti e gli animali domestici, e una “pars fructuaria” per la conservazione dei prodotti ortofrutticoli.

Ancora oggi le vigne fanno capo a ville patronali o per meglio dire patrizie di origine cinque-seicentesca (visitabili purtroppo solo prendendo accordi con i proprietari), molte delle quali portano la firma del Palladio o di altri celebri architetti veneti. Commissionate da ricche famiglie di Verona use a costruire qui maestose ville circondate da grandi estensioni di terreni, erano utilizzate come dimore estive e soprattutto come centro di produzione della principale fonte di guadagno di tali famiglie, il vino appunto.

I romani non furono però i primi a intravedere le possibilità di sfruttamento dei terreni della Valpolicella. A portarvi l'agricoltura furono infatti gli Arusnati, una popolazione di origine retica (da cui il nome dell'omonimo vino) insediatasi in questa zona in epoca pre-romana. Due stele ritrovate nei pressi di Sant'Ambrogio Valpolicella e Fumane e ora conservate a Verona, testimoniano l'esistenza del "Pagus Arusnatjum", il territorio degli Arusnati che in cambio di un tributo godevano di una parziale autonomia amministrativa e religiosa dalla romana Verona.

Pieve di San GiorgioPieve di San FlorianoVigneti della Valpolicella

San Giorgio

Centro nevralgico di questo territorio era il colle su cui oggi sorge San Giorgio, frazione di Sant'Ambrogio. Il tortuoso percorso da seguire per raggiungerlo ripaga il viaggiatore con una magnifica vista sulla Valpolicella. Ancora oggi San Giorgio porta i segni della presenza degli Arusnati, nonostante le influenze romana, longobarda e cristiana dei secoli successivi.

Quì sorge la pieve romanica di San Giorgio, costruita dai Longobardi convertiti nel 700 d.C. sopra i resti di un antico tempio pagano, e proprio qui sono stati rinvenuti gli unici reperti della civiltà Arusnate e dei suoi culti politeisti pagani. Curiosamente uno di tali culti si è tramandato fino ad oggi sottoforma della festa novembrina "de le fa'e" (fave), rito legato alla credenza della risurrezione delle anime, in uso presso gli Arusnati, che chiude la commemorazione dei defunti. Di particolare rilievo storico il ciborio dell'altare e il bel chiostro, decorato con capitelli romanico-bizantini.

Anche la pieve di San Floriano sorge al posto di un antico edificio pagano. Alcuni studi ne fanno risalire il nucleo originario addirittura all'anno 243; ma la prima testimonianza certa è contenuta in un documento del 905. La pieve testimonia la precedente demolizione di un'altra costruzione a suo favore, in quanto per essa sono stati impiegati diversi materiali di recupero quali cippi sepolcrali romani con iscrizioni scolpite, capitelli e pietre incavate tipiche dell'architettura mortuaria romana. L'interno, a tre navate divise da pilastri alternati a colonne, ha sofferto un brutale intervento di restauro del 1743 che ne ha deturpato l'aspetto originale, ma conserva comunque tutto il suo fascino.

I monti Lessini: quasi in un mondo a sè

Lasciandosi alle spalle la Valpolicella, per addentrarsi nei monti Lessini e nell'omonimo Parco Regionale che si apre su un vasto altopiano a nord della città di Verona, si ha la sensazione di trovarsi in una terra completamente diversa: cambia il clima, cambia il paesaggio e cambia il volto della gente. I tratti somatici colpiscono immediatamente: dalle pigmentazioni di occhi e capelli ci si rende conto che c'è qualcosa di tipicamente mitteleuropeo, nella loro origine etnica. E la lingua dialettale, tedescofona, toglie ogni dubbio. E' storicamente documentato che dopo l’anno Mille, dalle regioni dell'attuale Germania meridionale siano scesi a sud delle Alpi gruppi di individui dediti al taglio del legname e alla pastorizia in cerca di terre da abitare.

Parco delle Cascate di MolinaTipica villa della ValpolicellaPonte di Veja

Nei territori dell’altopiano della Lessinia e del vicino altopiano di Asiago essi hanno potuto conservare nel relativo isolamento i caratteri della loro lingua e dei loro costumi. In epoca di dominazione Veneziana, questi monti vennero raccolti sotto la denominazione di Cimbria, con la conseguente nascita di leggende legate ad un origine preromana di questi popoli, tutte da dimostrare.

Elemento distintivo della cultura abitativa dei monti Lessini è la pietra, “Stoan” in lingua cimbra. Numerose sono infatti in questa zona le cave di pietra da cui vengono estratti i blocchi della caratteristica "Pietra di Prun", ampiamente utilizzati per costruire le strutture portanti delle abitazioni, le recinzioni e per delimitare il tracciato delle strade che attraversano i campi. La stessa pietra è stata utilizzata anche a Verona per lastricare marciapiedi e per rivestire esterni.

Il prodotto tipico per eccellenza dell’Altopiano è il formaggio Monte Veronese. Si tratta di un formaggio a base di latte vaccino certificato DOP nel 1996 che ricorda molto l'Asiago, con cui ha in comune lavorazione e probabilmente origine storica. E' diversamente classificato in relazione al tipo di latte utilizzato (intero o parzialmente scremato) e all'invecchiamento.

Nelle grotte dei monti Lessini che fanno la felicità di numerosi speleologi che settimanalmente le esplorano, sono stati ritrovate antiche suppellettili che testimoniano la presenza dell'uomo in epoca primitiva. Particolare attenzione merita il Ponte di Veja, un massiccio ponte naturale creatosi probabilmente a seguito del crollo di una grande grotta di cui faceva parte. Alcune aree di questa grotta sono scampate al crollo e sono oggi visitabili.

Altra attrazione naturalistica della zona è rappresentata dal Parco delle cascate di Molina (a 12 km dal Ponte di Veja), piccolo borgo di origine medievale che deve il proprio nome ai numerosi mulini che furono costruiti in passato per sfruttare la ricchezza d`acqua della zona. Il sentiero che attraversa il parco segue il percorso di un torrente che ha creato nei millenni cascate molto suggestive immerse in una rigogliosa vegetazione.

Continuando il giro della Lessinia si giunge a Bosco Chiesanuova, meta invernale degli sciatori del veronese, che fu importante comune in periodo medievale. Testimonianza della sua ricca storia è la quattrocentesca chiesa di Santa Margherita che domina la piazza centrale.

Bosco ChiesanuovaPalazzo della Giustizia di SoaveAppartamenti signorili del Castello Scaligero

Il cerchio del vino

Per chiudere un ipotetico “cerchio del vino” attorno alla città di Verona si può visitare Soave, terra madre dell'omonimo e rinomato vino bianco. Il paese è famoso per il nucleo storico, che ricalca l'impianto dell'antico pagus romano racchiuso dalle mura scaligere costruite nel 1300.
Da non perdere il Palazzo di Giustizia, il Palazzo Scaligero, oggi sede del Municipio, oltre al Castello Scaligero che domina la città, restaurato in tempi recenti. Tre cinte murarie concentriche circondano il mastio, affiancato dagli appartamenti signorili dove sono conservate armi, corazze ed arredamenti appartenuti alla famiglia degli Scaligeri.

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