Total Overdose
Il modello di videogioco di Total Overdose (Pc/Ps2/Xbox) è indubbiamente ripreso dagli ultimi episodi di Grand Theft Auto: azione in terza persona con la possibilità di guidare un ampio parco di veicoli così come pure di procedere appiedati a svolgere le varie missioni. Per certi versi anche l'ispirazione è derivata da GTA – e ancor più dall'analogo Driver - dobbiamo infatti impersonare un poliziotto infiltrato nella malavita che deve comportarsi da perfetto criminale per riuscire a raggiungere e debellare i capi dell'organizzazione. Solo che, rispetto alla seriosità, al prendersi eccessivamente sul serio di GTA (e di Driver), Total Overdose è una boccata d'aria fresca di umorismo e demenzialità.



Ramiro Cruz ha una famiglia esemplare: il padre, agente della DEA è
stato ucciso in una missione in Messico mentre tentava di sgominare un
cartello della droga. Suo figlio, il gemello di Ramiro, ne ha seguito
le orme e mentre stava facendo importanti scoperte su quella stessa organizzazione,
in particolare che l'uccisione di suo padre era stata commissionata da
un traditore all'interno della stessa agenzia governativa statunitense,
purtroppo rimane gravemente ferito con la prospettiva di passare mesi
di riabilitazione su una carrozzella.
Per non dissipare i risultati raggiunti convince il suo capo a permettere
a Ramiro, la bestia nera della famiglia, di continuare la missione in
vece sua, solo che per far questo occorre un permesso speciale per farlo
uscire di galera. Dal che si capisce immediatamente che Ramiro non è
esattamente un tipo tranquillo, e lo dimostra ben presto trafmormando
qualsiasi missione in un inferno di distruzione e massacro e, per giunta,
prendendoci pure gusto.
A sua disposizione ha tutto il solito arsenale di armi di ogni buon criminale
ben organizzato – coltelli, pistole, fucili, mitragliette, bombe,
ma anche strumenti di offesa più impropri come vanghe e rastrelli...
- e la possibilità di utilizzare da una parte efficaci tecniche
“scansapallottole” e dall'altra micidiali “mosse loco”
che gli consentono di ripristinare l'equità quando dovesse trovarsi
– e capita di sovente – in grave inferiorità numerica.
Le prime sono sostanzialmente evoluzioni acrobatiche al rallentatore durante
le quali è possibile sparare ai nemici ed effettuare delle “uccisioni
loco” che ci fanno guadagnare punti vita e “mosse loco”.
Queste ultime invece consentono di eliminare contemporaneamente un gran
numero di nemici o effettuando una piroetta e sparando contemporaneamente
con un uzi in ogni mano, o di caricarli correndo velocissimamente, o ancora
di sparare un numero incredibile di proiettili da due custodie di chitarra,
ecc.
Proprio quest'ultima “mossa loco”, denominata “el mariachi”
ci da la misura esatta di dove vada a trovare la propria ispirazione Total
Overdose: i film di Robert Rodriguez e quelli di Tarantino (per altro
citati esplicitamente qua e là). Conseguentemente la rappresentazione
del Messico fatta da Deadline Games (sviluppatore svedese) non vuole essere
realistica, quanto additare al mito di un Messico solare e chiassone,
in cui bande di malviventi da operetta si aggirano impunemente con le
armi in pugno.
Ad aggiungere divertimento arrivano i bonus disseminati qua e là, in particolare in posti raggiungibili solo facendo compiere ai veicoli da noi guidati spericolati salti. E anche nei mezzi che è possibile utilizzare salta fuori altra demenzialità: a fianco infatti di potenti moto ed auto elaborate troviamo anche auto e furgoncini più o meno scalcagnati e addirittura trattori e chioschi a motore di tacos.



Un Messico forse in cui sarà difficile andare nel mondo reale, ma che è un piacere da esplorare nei film o in videogiochi come questo. Perché se Total Overdose non può vantare la complessità grafica o la fedeltà nel livello di riproduzione delle metropoli di GTA, è sicuramente più divertente, fin dalle prime sessioni di gioco.
Recensione di Francesco Mazzetta