Sana’a, architetture da Mille e una notte

I Sabei, i Minei e gli Himyariti dominarono e civilizzarono lo Yemen antico, la cui storia risale ad almeno 3000 anni fa, i Greci lo chiamarono Eudaimon Arabia e i Romani Arabia Felix (Arabia fortunata), proprio in riferimento alla ricchezza generata dalla produzione e dal commercio della mirra e dell’incenso, nonché da una terra fertile, circondata da alte montagne ricche d'acqua e da un clima favorevole allo sviluppo di una prospera agricoltura.

Testo di Anna Maria Arnesano, foto di Giulio Badini

Yemen: Sanaa

Yemen: le vicende storiche

Estremo lembo meridionale della penisola arabica godeva di una posizione strategica per il controllo del traffico marittimo tra il Mar Rosso, l'Africa, l'India e la Cina che ne fecero il principale crocevia nell'antichità dei commerci di spezie, essenze e profumi preziosi dall'Oriente al Mediterraneo.

Potenti regni, tra i quali quello misterioso di Saba, dominarono per millenni ampi territori, e insieme a ricchezza economica e forza politica fiorirono anche arti e scienze, in particolare grandi opere vennero eseguite nel campo dell'ingegneria civile e idraulica. Con la caduta dell'Impero Romano e le successive conquiste persiane la regione perse importanza strategica e iniziò una lenta decadenza e frammentazione politica che ha accompagnato la storia dello Yemen fino alla recente riunificazione del 1990.

Cosa resta ai nostri giorni di quel glorioso e mitico passato, che riempiva di ammirazione gli stessi romani che con gli imperi sabei e himyariti ebbero proficui rapporti? La risposta va cercata nelle città murate, negli antichi borghi fortificati, nelle case torri e nei palazzi fiabescamente abbarbicati sopra a rupi inaccessibili che testimoniano in forme uniche e fantasiose l'originalità dell'architettura yemenita.

Autentici gioielli dell'ingegneria, antesignani dei moderni grattacieli, sfidano ancora oggi le leggi della fisica e il tempo con le loro tecniche costruttive immutate nei secoli e i loro materiali poveri – sassi e mattoni di argilla - svettando nelle città vecchie di Shibam, Zabid, Thula, Dar al Hajar, e soprattutto di San'a, la capitale.

Case torriWadi Dhar

Sana’a, la città amata da Pier Paolo Pasolini

E’ una delle città più belle ed antiche del mondo ed è costruita su un altopiano a 2250 metri d’altezza, proprio ai piedi del Jebel Nuqum, la Montagna della Collera. Visitare la capitale dello Yemen significa fare un viaggio nel tempo e nella storia, un po’ come tuffarsi in una favola da “Mille e una notte”.

Un’antica leggenda narra che Sana’a venne fondata da Sem, figlio maggiore di Noè, il quale dopo aver abbandonato il suo paese d’origine (il deserto arabico del Rub al Kali) si trasferì a sud, dove trovò un territorio costituito da alte montagne e vallate rigogliose. Si fermò qui e grazie a lui la città venne considerata come una sorta di rifugio ed oasi di pace, in quanto luogo in cui il combattimento era assolutamente bandito.

Da allora è passato tanto, tantissimo tempo, ma le armi continuano a rappresentare una passione irrinunciabile per gli yemeniti. Passasse per la djambia, il grosso pugnale ricurvo portato alla cintola che tutti gli uomini indossano come ostentazione della loro virilità e anche per status sociale, ma quando si tratta del kalashnikov portato in spalla da troppe persone il morto potrebbe anche finire per scapparci, come ogni tanto capita. Tanto che le autorità sono state costrette di recente a decretarne l’embargo, quanto meno per la capitale.

Sana’a si differenzia da tutte le altre città soprattutto per la sua architettura: le case a più piani (fino a 7-8) che abbelliscono tuttora la capitale sono realizzate con mattoncini di argilla cotta al sole ed arricchite da piccole finestre d’alabastro, da facciate di creta bianca e da balconcini intagliati da sembrare merletti. Fin dal primo contatto appare unica e irripetibile nel suo stile peculiare che l’ha resa famosa in tutto il mondo e in quanto a bellezza si viene immancabilmente colpiti dalla sindrome di Stendhal.

Decorazioni yemenite

Solo dopo averla visitata si possono capire le ragioni che spinsero lo scrittore Pier Paolo Pasolini a lanciare un appello affinché la città fosse riconosciuta dall’Unesco come patrimonio dell’umanità, per salvaguardarla dal degrado e dalla distruzione. In quegli anni le vecchie mura stavano crollando e nel frattempo stavano sorgendo delle catapecchie “moderne”, come le definiva il regista-poeta. Basti pensare come in origine, e così fino alla metà del secolo scorso, l’antica cinta muraria avesse ben sei porte d’ingresso, mentre oggi ne è rimasta solo una - la Bab el Yemen (la Porta dello Yemen) - da cui si accede alla città vecchia.

Era l’ottobre del 1970 quando lo scrittore si recò nello Yemen per girare alcune scene del film “il Fiore delle Mille e una notte” e fu allora che, terminate le riprese, realizzò con il resto della pellicola il documentario dal titolo “Le mura di Sana’a”. Quell’appello non rimase inascoltato: nel 1986 infatti la capitale yemenita fu dichiarata patrimonio dell’umanità. Nello Yemen si ritrovano ancora oggi le tracce del passaggio del poeta italiano, soprattutto a Zabid. Quando si arriva e l’abitante scopre che sei italiano ci si sente ripetere in continuazione: Pasolini, Pasolini, quindi i bambini ti prendono per mano e ti accompagnano fino al palazzo dove aveva abitato a lungo.

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